«Non ho stuprato Sara Sono solo una vittima delle donne di casa mia»

TarantoLa moglie viene convocata in procura come persona informata sui fatti, la figlia viene interrogata durante l’udienza di convalida del fermo, il marito decide di ritrattare. Lui, Michele Misseri, lo zio assassino, l’uomo che prima ha pianto dinanzi alle telecamere ripetendo «non c’entro, non ne so niente» e poi ha ammesso di aver ucciso, sceglie infatti di cancellare alcuni pezzi della sua confessione e annuncia una nuova versione: dice di aver strangolato Sara, ma nega di aver abusato del corpo senza vita della quindicenne. «Potrete smetterla di chiamarlo mostro», dichiara il suo avvocato, Daniele Galoppa. Il quale aggiunge: «Il povero Michele» non contava nulla in casa sua, viveva «accerchiato in un gineceo» e «non gestiva neppure un centesimo». In ogni caso, un altro importante tassello affiora in un mosaico investigativo in parte ancora oscuro, e rischia di diventare un autentico rompicapo: le ultime dichiarazioni dell’agricoltore che fece ritrovare il telefono cellulare di Sabrina, potrebbero infatti avere un effetto cascata e travolgere le certezze venute fuori fino a questo momento dalle indagini. Che comunque vanno avanti a ritmo serrato. Ieri i carabinieri sono stati a casa della famiglia Misseri per una decina di minuti. La relazione riguardante l’esito dell’autopsia non è ancora in mano ai magistrati. Ma per il medico legale poteva uccidere la 15enne chiunque ne avesse la forza: non per forza un uomo. Sempre in mattinata i legali della famiglia Scazzi hanno chiesto alle donne della famiglia Misseri, se realmente coinvolte o consapevoli della vicenda di Sara, di pentirsi e di rompere il segreto familiare. Ieri, nel giorno in cui è stato convalidato il fermo di Sabrina per concorso in sequestro di persona e omicidio, è comparsa in Procura la madre, Cosima Serrano. La donna è stata accompagnata al palazzo di giustizia di Taranto dalla sorella, Emma, e dall’altra figlia Valentina (che è sbottata con i giornalisti: «Mia sorella l’avete rovinata voi»): si è infilata nel portone ed è salita al terzo piano, dove è stata sentita dagli inquirenti come persona informata sui fatti. I magistrati vogliono approfondire alcune sue dichiarazioni: all’inizio dell’inchiesta ha riferito ai carabinieri di aver visto il marito poco prima delle 16 nei pressi della villa di via Deledda, mentre raccoglieva fagiolini: a quell’ora però, come documentato dalla cella del suo telefono cellulare, Misseri non c’era perché si trovava fuori Avetrana, nella zona di San Pancrazio Salentino, dove ha nascosto il cadavere di Sara.
Cosima è stata sentita per tre ore, poi è tornata a casa. Poco prima era stata interrogata la figlia, Sabrina. Lei, 22 anni, la cugina del cuore di Sara, è comparsa dinanzi al gip del tribunale di Taranto, Martino Rosato. La ragazza è apparsa serena e determinata. E si è difesa, così come aveva fatto durante l’interrogatorio fiume con gli inquirenti. «Non c’entro», ha ripetuto. «Tutto quello che sta accadendo è assurdo, ma dal carcere escono gli innocenti?», ha chiesto al suo avvocato, Vito Russo. Il legale spiega che «le contraddizioni sugli orari sono apparenti» e racconta che la ragazza «ha confermato la sua versione dei fatti, ha fatto delle puntualizzazioni ed è pronta all’eventuale confronto con il padre. Lei – aggiunge il difensore – urla la sua innocenza e non c’è motivo per non crederle».
Ma gli investigatori ritengono che abbia mentito, pensano che sia stata lei a trascinare Sara nel garage partecipando all’omicidio: lei teneva ferma Sara, il padre la strangolava. Il gip ha convalidato il fermo riservandosi di decidere entro 48 ore se rimetterla in libertà o firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. In quest’ultimo caso la difesa annuncia un immediato ricorso al Riesame.
L’unica cosa certa è che l’inchiesta è tutt’altro che chiusa. Ieri è stato ascoltato come persona informata sui fatti Alessio, 27 anni, uno della comitiva: secondo indiscrezioni gli inquirenti lo hanno voluto sentire per verificare proprio le dichiarazioni di Sabrina e in particolare qualche dettaglio legato agli orari visto che anche lui, quando scattò l’allarme, partecipò alle ricerche della quindicenne. Il 27enne, Sabrina, Sara e Ivano spesso uscivano insieme. L’interrogatorio è andato avanti fino a tarda sera. È probabile che in settimana gli inquirenti possano interrogare altre persone, tra queste anche Mariangela Spagnoletti, divenuta ormai testimone chiave dell’inchiesta.