«Non lasceremo affondare la Nautica»

Due pagine dedicate interamente alla nautica: nasce il Giornale di bordo. Un prodotto che va a completare la gamma dei nostri servizi speciali. Un progetto studiato a lungo, varato oggi, e che sarà l’appuntamento fisso di ogni sabato. I nostri lettori potranno cimentarsi anche con il web. La redazione di Giornale.it, infatti, ha creato un format altamente tecnologico con effetti speciali che stupiranno i «naviganti». Di volta in volta tratteremo argomenti tra i più vari: proporremo nuovi prodotti, le tecnologie più esasperate, vi faremo «entrare» nei cantieri e nei centri e della ricerca svelandovi i segreti della progettazione degli yacht. Presenteremo marine e porticcioli, ma parleremo anche di moda e di accessori indispensabili alla sicurezza e al comfort di chi va per mare, degli arredamenti spartani o lussuosi. Pensate, su alcune imbarcazioni vengono montati divani e poltrone Frau. Parleremo di formazione sia tecnica sia per equipaggi. Ma anche di vela e soprattutto delle grandi rassegne nazionali e mondiali.
Non mancheranno le «storie italiane», soprattutto quelle dei vecchi «maestri d’ascia», gli artigiani - in via d’estinzione - che costruivano le barche nell’androne di casa.
Con la preziosa collaborazione di Ucina (Confindustria Nautica) daremo spazio anche ai problemi che affliggono il settore: dalla fiscalità al leasing, fino alla colpevole carenza di infrastrutture che ci rendono meno competitivi rispetto ai vicini di casa: francesi su tutti.
Il comparto, che come dicono gli imprenditori «non produce giocattoli per ricchi», è vitale per l’economia del Paese. Un settore trainante fino all’inizio della crisi globale. Un settore che, crescendo a due cifre percentuali l’anno per molti anni fino all’altro ieri, ha contribuito per oltre il 3% al Pil nazionale. Senza mai chiedere incentivi o aiuti pubblici. Un settore che ha esportato nel mondo l’eccellenza del made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Un settore che, nonostante la recessione, conserva ancora la leadership mondiale. Oggi questo settore è in crisi: ci sono meno russi, meno americani, arabi, cinesi e indiani disposti a investire milioni e milioni di euro per una nuova barca. Ignorata da tutti i governi di centrosinistra (l’ex ministro Bianchi fece addirittura una campagna personale per bastonare i «barcaioli» con ulteriori e assurde ritorsioni fiscali, tanto da far tremare un famoso sceicco…), la nautica ha ottenuto qualche attenzione dal terzo e dal quarto governo Berlusconi. Evidentemente adesso non basta più qualche attenzione. L’intero comparto (indotto compreso) sfama circa 130mila famiglie. Oggi 13mila lavoratori sono in cassa integrazione. Non salgono sulle gru, né sui tetti. Né picchettano i cantieri. Piuttosto fanno di tutto, accanto agli imprenditori, per tenere a galla la barca. Consapevoli che anche il Titanic può affondare.
Benvenuti a bordo.