«Non lasceremo la BreBeMi in mano ai privati»

Gianandrea Zagato

«BreBeMi è un progetto chiave, che prevede una concessione di soli diciannove anni e tempi di costruzione di trentasei mesi, con una gara tirata allo spasimo». Pausa. «A conclusione della gara le varianti apportate sono state tali per cui il costo dell’opera è raddoppiato». Giammaria Gros Pietro aggiunge quindi che «per capire come affrontare questi problemi, dobbiamo prima risolverli alla radice».
Fotografia della direttissima Brescia-Bergamo-Milano che il presidente di Autostrade fa conti alla mano: 866 milioni di costo iniziale che dopo le modifiche chieste dagli enti locali - insieme a quelle imposte dalle nuove leggi antisismiche e sulla sicurezza delle strade - è salito a quota 1.627 ovvero 780 milioni in più. Impegno finanziario che include pure la decisione, presa dal Governo, di far correre la futura linea ferroviaria ad alta velocità a fianco della nuova autostrada. Costi generati da fattori esterni che spingono dunque la BreBeMi a trovare un nuovo riequilibrio nel piano economico finanziario dell’opera che nasce in project financing cioè solo attraverso un finanziamento dei privati che la tengono in concessione sfruttandone i proventi per diciannove anni.
E mentre si attende la pubblicazione ufficiale dell'approvazione Cipe con le modalità di riequilibrio dei costi, la Regione Lombardia sostiene che «il 2009 sarà l’anno della grande svolta infrastrutturale per la Lombardia» nonostante le perplessità manifestate da Gros Pietro (perplessità di cui Autostrade «se ne prende la responsabilità» fanno sapere dal Pirellone). Determinazione della Lombardia per quanto riguarda le proprie opere che è condivisa pure dalla Provincia di Milano: «Faremo di tutto perché si realizzi la Pedemontana che è opera fondamentale affinché Milano e il suo territorio tornino ad essere il centro dello sviluppo e attirino sempre nuovi investimenti».
Di BreBeMi, presidente Filippo Penati, che ne facciamo? Sull’aumento dei costi denunciato da Gros Pietro c’è anche la responsabilità della sua amministrazione.
«Mi permetta di rispondere a domanda con domanda: col project financing sarebbe mai stata realizzata Serravalle? Se nel 1951 Comuni, Camere di commercio e Province di Milano, Como e Pavia unite per creare un collegamento tra il porto di Genova e il capoluogo lombardo avessero fatto conto sul project financing, be’ credo che con i volumi di traffico d’allora non se ne sarebbe fatto niente. E, allora, la stessa domanda me la pongo pure rispetto alle altre infrastrutture».
E cosa si risponde?
«Che il projet financing non sempre si fa carico delle opere di mitigazione ambientale. Opere che non sono un’aggiunta di troppo ma, attenzione, un elemento fondamentale dell’infrastruttura. Chiaro a tutti che se il project financing è un modello per contenere i costi e non far lievitare le tariffe, allora fa configgere l’infrastruttura con l’ambiente. Il difetto sta nel manico».
Scusi, presidente, ma stiamo parlando di aumenti di costi derivati anche dalle “osservazioni“ formulate dalla sua amministrazione...
«Osservazioni fatte poi proprie dalla Regione Lombardia che ha quindi imposto le prescrizioni alla BreBeMi. E come stimato dalla stessa società le nostre osservazioni per il tratto di nostra competenza provinciale hanno apportato un costo che è la metà di quello delle altre due Provincie interessate, Brescia e Bergamo».
Eppure il primo progetto di BreBeMi già conteneva il consenso dei Comuni attraversati.
«Le rispondo con l’osservazione fatta oggi ((ieri per chi legge, ndr) dallo stesso Gros Pietro: “Tutte le opere di grande portata difettano di mezzi di valutazione adeguata, da un lato gli economisti debbono migliorare le loro tecniche di valutazione, dall’altro la volontà politica deve saper valutare gli indirizzi e costruire consenso, perché le opere non si possono fare se la gente si oppone“. Evidente dunque la preoccupazione del privato che davanti all’esplosione dei costi vede diminuire già sulla carta il flusso del traffico del cinquanta per cento. E qui si ritorna al mio interrogativo iniziale con tanto di conseguenza: o non si sono fatti bene i conti prima o lo Stato, oggi, mette i quattrini e quindi si rifano le gare...».
...BreBeMi non potrà quindi essere un progetto in projet financing.
«Esatto. Noi della Lombardia non siamo figli di un Dio minore, per avere le infrastrutture non dobbiamo rinunciare alla qualità ambientale. Il modello privato logicamente contiene il più possibile i costi: solo quello pubblico si fa carico del bene pubblico. Voglio dire che non ci sono più le condizioni allettanti per attrarre ancora il privato».
Non condanna però la politica.
«Sbagliato. La politica non ha fatto la sua parte, non ha giocato il suo ruolo e il suo peso fino in fondo».
E oggi e domani, nel futuro?
«Bisogna uscire dall’ubriacatura del “tutto privato“. Bisogna realizzare infrastrutture senza far sconti a nessuno, sapendo che Milano può e deve essere modello di sviluppo e di attrazione per gli investimenti e quindi centro del federalismo fiscale».