«Non è lavoro dipendente» E il terzino fece gol in tribunale

Solo dopo 17 anni dal trionfo di Spagna ’82, il difensore della nazionale Claudio Gentile ha avuto la meglio nella sua partita con il fisco. Lo Stato, infatti, voleva tassare il premio della vittoria come un qualsiasi reddito da lavoro dipendente. Gentile si rifiutò di versare il balzello: nel 1999 la Corte di cassazione ha dato ragione al terzino azzurro. Anche se si trattò di un (auto)gol: le Finanze infatti sbagliarono la classificazione delle imposte. Non dipendente bensì definito «autonomo» dalla Suprema corte, cioè «l’attività svolta in una singola manifestazione sportiva in un breve periodo di tempo». Un altro punto cruciale della diatriba era se fosse stata o meno corretta l’indicazione della Federazione italiana giuoco calcio, che aveva applicato la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta del 20 per cento. La Corte ha bocciato anche questa soluzione perché «la norma si riferisce a tutt’altra ipotesi ovvero «ai premi corrisposti dallo stesso soggetto a favore del quale è avvenuta la partecipazione alla manifestazione da parte dell’atleta». Perciò il calciatore avrebbe avuto torto, almeno da questo punto di vista. Cosa che tuttavia non ha cambiato il merito della questione.