«Non litighiamo più e questa volta spetta a noi vincere»

La Fusar Poli e Margaglio tornano in pista per vendicare le amarezze di quattro anni fa

Maria Rosa Quario

da Torino

Si sono allenati per un anno intero all’Agorà, via dei Ciclamini, in un quartiere di Milano che profuma, si fa per dire, anche di Ortensie, Viole, Oleandri, Genziane. La zona adatta per chi pratica uno sport in cui ogni esibizione viene premiata dal pubblico con lancio di fiori, una situazione che Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio non vivono da quattro anni. Unica eccezione, i campionati italiani disputati ai primi di gennaio. Vinti, per la nona volta.
Ma ora si comincia a fare sul serio. La coppia milanese, che aveva deciso di ritirarsi dopo il bronzo di Salt Lake City, prima storica medaglia del pattinaggio italiano, scenderà oggi sul ghiaccio per il primo atto della gara di danza, gli obbligatori.
«Stiamo già vivendo da giorni il clima olimpico, non ci era mai capitato di allenarci in uno stadio pieno zeppo di pubblico che ti incita, è stato bellissimo e non osiamo immaginare quello che succederà durante la gara».
Se dalle piste in montagna sale l’allarme per la mancanza di tifosi, il problema non sembra toccare gli sport che si svolgono a Torino: i biglietti per assistere agli allenamenti dei pattinatori costano 20 euro e gli spalti sono stracolmi di persone che non hanno trovato biglietti per le gare.
In effetti, lo spettacolo vale la spesa. Barbara, come tutte le sue rivali, ha un fisico tonico e asciutto, quasi sorprendente per una mamma di 33 anni.
«Dopo la nascita di Giorgia, il 14 giugno del 2004, sono dimagrita, subito mi vedevo un po’ flaccida, ma appena ho ripreso a pattinare, un mese e mezzo dopo il parto, mi sono tonificata».
La maternità non l’ha un po’ addolcita?
«Come no, mi ha cambiata tantissimo, perché adesso la cosa più importante per me è mia figlia, e poi perché ogni cosa ora mi riesce più facile. Riesco a concentrarmi meglio, sono più matura, non spreco più tempo in cavolate. Anche con Maurizio il rapporto è migliorato, non litighiamo più!».
Ci racconta come avete preso la decisione di ritornare, dopo il ritiro all’indomani del bronzo olimpico di quattro anni fa?
«Eravamo delusi, schifati, io avevo giurato che con le gare avrei chiuso per sempre, per un paio di anni abbiamo continuato con le esibizioni, ma lui voleva fare gare e non era soddisfatto, io poi sono rimasta incinta e lui si è trovato una nuova compagna. Mi ha fatto imbestialire, ma un’altra come me non poteva trovarla, così l’avventura è durata pochi mesi. Dopo il parto ci siamo rimessi a pattinare assieme e quando a metà gennaio del 2005 abbiamo inaugurato con un’esibizione il Palavela di Torino, ho provato un’emozione indicibile. Qualcosa mi è scattato dentro: come potevo perdere l’occasione di gareggiare nell’Olimpiade italiana? A febbraio 2005 abbiamo deciso di provarci e a settembre, con la certezza di poter essere ancora competitivi, lo abbiamo annunciato a tutti».
Vanno di moda le mamme che tornano all’agonismo, lei che cosa prova in questo ruolo?
«Al momento soprattutto orgoglio, perché la vita di atleta con un figlio non è facile. Ho applaudito il ritorno vincente della Vezzali, ma secondo me la scherma è uno sport più di testa che di fisico, il pattinaggio invece non sarà il ciclismo, ma vi assicuro che fare un programma libero di quattro minuti nel quale devi essere perfetto anche nell’espressione del viso, guai a esprimere sofferenza o fatica, è veramente dura».
Cominciate la vostra fatica olimpica oggi, venerdì 17 febbraio, problemi?
«Superstiziosa, sono anche convinta che alla sfortuna noi abbiamo già pagato dazio. A Salt Lake City Maurizio è caduto perché il costume gli è andato sotto il pattino, adesso toccherà agli altri avere sfiga, la ruota deve girare».
Eccolo, Maurizio. Ma è proprio vero che Barbara è migliorata dopo il parto?
«È vero, ora siamo più sereni, ci sono più sorrisi che bronci. Vorrei far notare che il pattinaggio è l’unico sport in cui un uomo e una donna formano una coppia, e non so se mi spiego: spesso la pensiamo in modo totalmente opposto, sulle musiche, sui costumi, sulle coreografie. Bisogna accettarsi, capirsi, mediare, ma a volte mi chiedo: perché non coppie di soli uomini o di sole donne?».
Eppure lei ha insistito tanto per tornare in pista con Barbara.
«L’ho martellata, è vero. Quando però mi ha annunciato la gravidanza ho pensato che la porta si fosse chiusa per sempre. Così ho provato altre strade, lei non l’ha presa benissimo, ma forse anche questo le ha fatto cambiare idea».
Tornate con quale obiettivo?
«Quello di pattinare meglio di prima. Siamo convinti di poter migliorare il bronzo di quattro anni fa. La nostra fama del passato avrà il suo peso, ma non avremo favori da nessuno».