«Non mandate niente in onda senza la mia presentazione»

MilanoAltro che il quarto d’ora di celebrità, come immaginato da Andy Warhol. Le telefonate di Pier Gianni Prosperini intercettate dai finanzieri aprono uno spaccato sull’uso esasperato della televisione come strumento di auto-promozione, in una sorta di propaganda permanente. È il rapporto tra esposizione mediatica e consenso, come emerge da una conversazione del 5 marzo 2007 tra l’assessore e il consigliere regionale Gianluca Rinaldin. «Io nono sono capace di fare lobby - dice Prosperini -, ho puntato tutto sulla televisione». «Però - replica Rinaldin - poi prendi anche 19mila preferenze su Milano...». Ancora, in una conversazione del 19 febbraio scorso, l’assessore spiega a Saini (titolare di Prillo comunicazioni srl) di voler concentrare gli investimenti sulle tv. «Voglio - dice - che ci sia sempre una preponderanza di comunicazione di quel tipo, capito?».
E quando i tempi si fanno «caldi», gli spot diventano ancora più importanti. È l’8 aprile del 2008. Prosperini parla con una dipendente di Odeon. In questo passo, sottolinea il gip, emerge il ruolo di dominus dell’assessore. «Sappiate - intima Prosperini - che non desidero che vada in onda più niente se non c’è la mia presentazione, perché a ottobre si vota \ se noi adesso facciamo una cosa, è per la campagna elettorale». Facile, poi, che a fronte di quello che il giudice definisce un «patto illecito» tra Prosperini e le emittenti, ci fosse un trattamento di favore nei suoi confronti una volta in onda. La circostanza emerge da una telefonata del 12 dicembre 2008 tra Saini e una referente del centro di Produzione Media del piano della promozione turistica della Regione Lombardia. È quella che il gip definisce la «gestione diretta e padronale del Prosperini dei contratti di promozione turistica». Il patto «era di “non chiedere un tubo” all’assessore» durante le sue partecipazioni bisettimanali alle trasmissioni di Radio Reporter. In quella stessa telefonata, si parla anche di soldi. «L’accordo è stato fatto - dice Saini - dovremo passargli circa 100mila euro nell’arco dell’anno».
Poi arriva l’inchiesta della Procura. Secondo il giudice, gli indagati cercano di concordare una versione di comodo. E a Prosperini non piace la strategia difensiva dell’avvocato di Saini, perché non mostrerebbe di «voler fare fronte comune contro il nemico (gli inquirenti, ndr)». L’assessore ne parla con Roberto Lambicchi, direttore generale al Pirellone. La telefonata è del 19 febbraio scorso. «Non voglio avere a che fare con lui dal punto di vista lavorativo! - sbotta Prosperini -. I deboli per sopravvivere sono capaci di uccidere anche i propri figli, e questo quindi va castigato».