NON È MARTA, È FRANCESCA

Oggi diamo a Marta quello che è di Marta. O, meglio, diamo a Stefano quello che è di Stefano.
Sì, intendo proprio Stefano Francesca, l’ex portavoce del sindaco di Genova, il «mascalzone» di democratica - nel senso del Partito democratico, trattasi di autocertificazione - memoria. Sì, intendo proprio Stefano Francesca, così definito dai compagni dopo essere stato indagato (indagato, nemmeno rinviato a giudizio!) e arrestato nell’ambito di Mensopoli, dopo una raffica di intercettazioni telefoniche e ambientali.
La giustizia, come è giusto che sia, farà il suo corso e dirà la sua su quell’inchiesta. Quella di cui voglio occuparmi in questa sede è un’altra storia. Cioè del lavoro di Stefano Francesca come organizzatore e coordinatore del calendario estivo del Comune di Genova.
Un anno fa, di questi tempi, eravamo a scrivere della modestia del programma, dell’inesistenza di un percorso di qualsiasi tipo - filosofico, letterario, ideale - nella proposta estiva di Tursi. E il confronto con quello che accade in altri centri, anche minori, anche paesini, risultava assolutamente impietoso.
Come spesso accade, la nostra denuncia restò solitaria ed isolata. Nessuno disse una parola contro l’assenza di eventi e manifestazioni. Non si fa, non sta bene. Questa è una città dove, al massimo, le campagne si fanno se si organizza qualcosa, non se non si organizza nulla. Un amministratore che non fa nulla può essere sicuro di essere portato in trionfo. Se fa qualcosa, ma magari pesta qualche callo, può essere crocifisso.
Oggi siamo qua a raccontare un’altra storia. La storia di un cartellone - orrendamente battezzato «Genova Urban Lab Summer Festival 2008», questa sì roba da arresto immediato per oltraggio alla lingua italiana - che è stato ricco, pieno di presenze e di voci. Poi, certo, tanti degli autori proposti a me non dicono assolutamente nulla. Poi, certo, soprattutto in campo filosofico e letterario si è avuta la tendenza a invitare un po’ troppi compagnucci della parrocchietta, limitando al massimo le voci fuori dal coro. E quasi vergognandosi quando c’erano: ad esempio, Marcello Veneziani - e non è che stiamo parlando di un pericoloso reazionario, ma di un signore che con il passare degli anni è sempre più moderato - è stato in qualche modo controbilanciato dalla presenza sul palco di Luca Borzani. Per altri non è stato ritenuto necessario il controbilanciamento.
Ma, a parte questi particolari, il programma estivo di Genova è stato significativo, ottimo e abbondante: dalla data zero che ha aperto il tour di Vasco Rossi alla notte del Porto aperto alla città, dalle letture a Palazzo Rosso, a Boccadasse, alle Piscine di Albaro ad altre iniziative sparse per la città. Con un unico difetto: troppa roba in luglio, troppo poca in agosto. Soprattutto in un agosto come questo in cui tantissimi genovesi sono stati obbligati a rimanere in città.
Di tutto questo, occorre dare il merito a un signore che si chiama Stefano Francesca. «Mascalzone»? Non lo so. So che è in attesa di giudizio o anche solo di rinvio a giudizio, ma è già stato condannato a mezzo stampa e a mezzo Marta. E so anche che - dopo che è andato via lui - si sono perse forze ed energie in iniziative cervellotiche e inutili come la settimana della «Città dei diritti».
Poi, uno si guarda in giro, guarda ad esempio lo stato del verde pubblico - non è cultura pure questa? - di cui parleremo presto, e si chiede se sia giusto che abbiano mandato via quello che lavorava bene e siano rimasti quelli che permettono uno scempio simile. Domande.