«Non mi amava, l’ho ammazzato»

Una passione nata in facoltà e alimentata da un fitto scambio di e-mail: ma l’assassino era stato respinto

Claudia B. Solimei

da Bologna

Logorato da una ossessione amorosa mai corrisposta, respinto nella sua omosessualità, ma disperatamente attaccato, nella mente sempre meno lucida, a quelle poche mail, ad alcune telefonate, ai rari incontri che lui, l’assassino, viveva come una passione; la sua vittima, invece, come una delle tante conoscenze nate tra le aule universitarie. Da questo sentimento non ricambiato è scaturita la tragedia di Bologna, dove martedì Riccardo Venier, 22 anni studente di Matematica di Monghidoro, sull’Appennino, è stato ucciso nel corridoio del dipartimento universitario da Domenico Bòttari, 32 anni, di Messina, arrivato in città due giorni prima, nella borsa una pistola Styr 9x21 regolarmente detenuta e 40 proiettili. «Potevo uccidermi o uccidere - ha detto agli investigatori dopo essersi costituito -. Più insistevo, più lui si allontanava e più io lo cercavo». Eppure avevano tanto in comune: la matematica, la musica, la passione per i computer, entrambi con il loro sito Internet. Per Domenico era più che sufficiente, ma per Riccardo no, al massimo poteva esserci un’amicizia, gli aveva spiegato, perché lui non era omosessuale. Dal confuso interrogatorio dell’omicida, sfociato in un fermo per omicidio volontario, è emersa la figura di un giovane dalla personalità particolare, con alle spalle problemi di salute. «Avete presente Arancia Meccanica? - spiega un giovane che preferisce non comparire ed era stato suo compagno di corso al master che aveva seguito a Bologna un anno fa, dove l’assassino aveva conosciuto e si era invaghito della sua futura vittima -. Là il protagonista era ossessionato da Beethoven, lui invece da Bach. Al corso non aveva legato con nessuno, io l’ho incontrato proprio martedì mattina, avevamo parlato del suo sito e della sua musica. Sembrava tranquillo, impossibile capire cosa stava per succedere». Invece per Riccardo la trappola era già pronta: per raggiungerlo, Bòttari si era iscritto al suo stesso esame, in quell’aula maledetta del settimo piano. Non appena il ragazzo ha consegnato il suo compito, l’ha seguito fuori e ha fatto fuoco: otto i colpi sparati, tutti a segno, i primi alle spalle, uno anche alla testa. Quindi la fuga, la decisione di consegnarsi, la confessione, il trasferimento nel carcere della Dozza di Bologna, dove ora si trova in isolamento guardato a vista perché non faccia qualche pazzia. Il suo difensore, l’avvocato Piero Gennari, ha già annunciato che chiederà una perizia psichiatrica.
Dal piccolo paese siciliano di Scaletta Zanclea, dove vive la famiglia Bòttari, la madre di Domenico non ha parole: «Non sapevo niente di questo Riccardo - dice con un filo di voce - ma vi prego, lasciatemi stare». Chiusi nel silenzio anche i parenti della vittima, due famiglie distrutte. Gli amici del ragazzo ucciso, che ieri pomeriggio si sono radunati in lacrime davanti al portone del dipartimento di Matematica, lasciando mazzi di girasoli, margherite e rose per il loro amico, non si danno una spiegazione: «Ero in classe con lui al liceo - racconta uno di loro -. Uscivamo spesso insieme ma non mi aveva mai parlato di questa persona». Nessuno ricorda di averli visti insieme. Riccardo per tutti era un ragazzo solare, simpatico, molto intelligente. Domenico, invece, «schivo, molto timido, sempre da solo, ma anche molto educato» ricorda Mirella Maranesi, docente del Dipartimento, che conosceva entrambi. Anche lei aveva incontrato il ragazzo siciliano davanti alla facoltà: «L’ho salutato e gli ho chiesto se aveva trovato lavoro. Mi ha risposto che si stava dando da fare».
Sul suo sito Internet, da cui partono link ad associazioni omosessuali, dove parla del suo anticlericalismo, Bòttari aveva scritto: «Tutto ciò che pensiamo è un mondo a sé stante, con una sua logica, indipendente dalla realtà fisica». E ancora, sui sogni: «La mente è così concentrata su se stessa da riuscire a staccarsi dal mondo fisico e creare al suo interno un’altra realtà». Come il suo impalpabile e irreale pensiero di amore che si è tramutato, per un altro ragazzo, in una morte vera e assurda.