«Non mi dimetto: la Regione è pulita»

MilanoPresidente Roberto Formigoni, dopo l’arresto dell’ex assessore Massimo Ponzoni le chiedono di dimettersi.
«Mancanza di vergogna assoluta di una sinistra che non è proprio capace di parlare di politica».
Gravi le accuse a Ponzoni.
«Volteggiano come avvoltoi piegando tutto ai loro interessi».
Collusioni con la ’ndrangheta.
«Accuse gravi, ma riguardano comportamenti personali che nulla hanno a che fare con Regione Lombardia».
Dove però i magistrati arrivano un po’ troppo spesso.
«Dimentichiamo che il caso peggiore è quello di Filippo Penati, con accuse gravissime perché lesive del patrimonio pubblico?».
Che fa? Depista?
«Ma qualcuno quando hanno indagato Penati che era il suo braccio destro, ha chiesto le dimissioni di Pier Luigi Bersani?».
Depista.
«Il consigliere regionale Angelo Costanzo del Pd è appena stato dichiarato ineleggibile dalla giustizia ordinaria per falsità nella presentazione della candidatura».
Loro avranno Penati e Costanzo, ma voi avete Ponzoni e Franco Nicoli Cristiani.
«Anche in quel caso ho dimostrato in aula come sia stato arrestato per fatti personali».
Ma due suoi ex assessori sono in manette.
«Quando hanno fatto gli assessori nulla è stato loro contestato. E forse non è un caso se non sono più assessori».
Nell’ordinanza ci sono noleggi di barche e vacanze esotiche per Formigoni a spese della società immobiliare Mais. Di cui Ponzoni era socio.
«Ah, ah, ah (ride). Ho già smentito. Non conosco nessuna società Ma... Mai... Forse Mais».
Secondo Sergio Pennati, socio di Ponzoni, c’è una conto da 10mila euro in gioielleria. Dicono un vassoio per lei.
«Non conosco nemmeno Pennati. So che Ponzoni ha annunciato una querela per diffamazione. Io non conosco né questo signore, né quella società».
Niente dimissioni?
«Questa sinistra è diventata integralmente giustizialista, altro che riformista».
Fa il perseguitato?
«Non solo dalla sinistra politica, ma anche dalle corazzate dell’informazione. Repubblica, La Stampa, L’Infedele non parlano di Ponzoni, ma pubblicano la foto di Formigoni per dire che l’imputato è lui».
Fa la vittima?
«L’ho già detto, quando hanno indagato Penati, nessuno ha messo Bersani sul banco degli imputati. L’ipocrisia della sinistra».
I pm dicono che Ponzoni abbia preso i voti dalla ’ndrangheta.
«Si parla del 2005, quando Ponzoni non era mio assessore».
Ammetterà che sarebbe grave.
«Se dimostrata, sarebbe un’accusa gravissima. Di cui però Ponzoni risponderà personalmente».
Lei dice che non c’è un caso politico, ma gli «incidenti» cominciano a essere troppi.
«Parliamo di politici non nominati da me, ma regolarmente eletti dal popolo».
E arrestati dalla magistratura.
«Sono lieto che i giudici facciano indagini e processi giusti. Ma come mai la stessa attenzione non è riservata ad altre regioni?».
C’è corruzione dappertutto?
«Credo di avere qualche buon elemento per sostenerlo».
Lo sostenga allora.
«Regione Lombardia, pur dovendo registrare qualche fenomeno di corruzione, è quella che spende di meno ed è in testa a tutte le classifiche per i bassi costi della politica e la qualità dei servizi».
E quindi?
«Siamo gli unici con una sanità senza debiti. Chiaro che chi spende il triplo, sconti inefficienza e corruttela. Ma i magistrati guardano solo la Lombardia».
E perché?
«Guardacaso è amministrata dal centrodestra. E molto bene».
I pm dicono che Ponzoni abbia speso un miliardo e 600 milioni per la campagna elettorale, da qualche parte li ha presi.
«Ha querelato, ma se fossero vere sono cifre fuori dal mondo».
Quindi lei non si dimette.
«Ma per carità. In Lombardia c’è una maggioranza eletta con Pdl e Lega. E nessun problema politico, né morale».
Non dirà mica che non è successo nulla.
«Ci sono dei singoli casi equamente distribuiti tra destra e sinistra di persone che dovranno rispondere ai magistrati».
Una classe politica inadeguata, forse i partiti dovrebbero selezionarla meglio.
«Gli episodi dimostrano che la vigilanza non è mai troppa».
Suvvia, lei è un dirigente Pdl.
«Serve un soprassalto di attenzione. Malavita e corruzione sono sempre in agguato. Dovunque».