«Non mi occupo di sondaggi ma della città»

L’ex prefetto in difficoltà al vertice dell’Unione: manca il programma e Rifondazione vuole il vicesindaco

Gianandrea Zagato

Chi s’aspetta un commento di Letizia Moratti sul sondaggio scodellato dal suo competitor, be’resta a bocca asciutta. Il candidato sindaco del centrodestra non si occupa di intenzioni di voto, percentuali e via discorrendo, anzi i sondaggi «non mi appassionano»: «Preferisco parlare dei problemi della città e della gente e cercare poi di risolverli».
Messaggio dell’altro modo di fare campagna elettorale, quello di chi sta a fianco dei cittadini, che non ammette repliche: Letizia Moratti vuole realizzare cose concrete e non perdere tempo dietro quei numeri che danno alla testa dell’ex inquilino della Prefettura. Lei preferisce dare risposte perché «Milano possa puntare nuovamente sulla scena internazionale e giocare un ruolo internazionale» che si declina anche con «la necessità di collegare tra loro quelle isole di eccellenza della nostra Milano, che oggi sono invece frammentate» dice ai soci e agli ospiti dell’Ubi Maior, club meneghino di via Crocefisso. Idee accolte dagli applausi di quei cento e passa tra avvocati, notai e architetti presenti e pronti a condividere «il salto in avanti di Milano».
Anche rispondendo all’appello di Letizia Moratti di «lanciare suggerimenti per una città più bella, più sicura e più amica». «Suggerimenti» che trovano risposte nette e definite: dalle multe - «gli “ausiliari della sosta” più che darle dovrebbero contribuire a velocizzare il traffico, ad essere appunto gli “ausiliari del traffico”» - ai parcheggi - «bisogna rivedere il sistema e costruirne di nuovi a sviluppo verticale» - e giù sino alla notte bianca in calendario il 21 marzo, «bellissima festa, se si è scelto però di farla per motivi elettorali chiederò di soprassedere perché quel giorno farà ancora freddo», e all’arredo urbano, «c’è tanto da fare per creare uno sviluppo più armonioso».
Virgolettati che Letizia Moratti completa pure con una promessa: «Migliorare la pulizia delle strade, dei marciapiedi e dei giardini» che, evidentemente, lasciano a desiderare. Impegno del candidato sindaco della Casa delle Libertà che sui primi cento giorni di governo non «vuole fare demagogia». Garanzia offerta ai milanesi con una certezza: «Io mi rivolgo a tutti. Voglio essere il sindaco di tutti. Non mi preoccupo di aspetti politici nazionali ma dei problemi delle persone. E non ho mai chiesto alle persone con le quali ho lavorato - in Rai come al ministero dell’Istruzione - che tessera avessero in tasca: mi interessava solo quale fosse la loro professionalità». Parole chiare e inequivocabili del prossimo primo cittadino, con tanto «di lista civica ancora aperta, che nasce dall’ascolto e dall’amore e dalla passione di cui Milano ha sempre bisogno».
Sentimenti di rispetto che impongono quindi a Letizia Moratti di «portare a termine l’impegno assunto da ministro, del resto» e che, ieri, l’aspirante sindaco dell’Unione ha invece contestato: «Non c’è par condicio tra il cittadino Ferrante e il ministro Moratti. Io mi sono dimesso da mesi da prefetto mentre lei si muove da ministro, usa la carica istituzionale anche per la campagna elettorale». Versione, quella dettata ai cronisti dall’ex rappresentato dello Stato a Milano, che mostra un deficit di memoria storica: «Ricordo che Antonio Bassolino fu sindaco di Naoli nel 1997 e ministro del Lavoro nel governo D’Alema nel 1998 ovvero fu sindaco e ministro contemporaneamente per un anno e mezzo. Mi verrebbe da dire da che pulpito viene quindi la predica» annota Letizia Moratti. Flash di storia politica nazionale che offre all’avversario smemorato, mentre fa sapere che «Ombretta Colli è una risorsa della città e che, dunque, potrà beneficiare della sua discesa in campo».
Annotazione indipendente dal quel sondaggio targato Ipsos che dà l’ex Signora Provincia a quota 14,9 per cento, mentre l’ex prefetto è al 49 e Letizia Moratti al 36,1 per cento. Vantaggio di tredici punti al primo turno che al ballottaggio scendono a cinque: 52,5 all’aspirante sindaco dell’Unione e 47,5 per cento al candidato sindaco del centrodestra. Commento: «Sorprende e incuriosisce la casualità della somma tra i voti Moratti e quelli della Colli che complessivamente danno il 51 per cento. Esattamente i voti accreditati alla Casa delle libertà» nota Maurizio Lupi, commissario cittadino di Forza Italia. Valutazione fatta con quel sondaggio Ekma dell’1 febbraio che dà Letizia Moratti al 46,6 per cento contro il 42,6 per cento dell’ex prefetto e un dieci per cento a Colli.
Quadretto che si completa con un altro risultato firmato da Ipsos appena tre giorni fa, su commissione Ds e Margherita: 47,5 per cento al centrosinistra e 52,1 per cento alla Casa delle libertà. Intenzioni di voto che dovrebbero dunque consigliare a Ferrante di «evitare lo stillicidio di sondaggi» fanno sapere dalla Rosa nel pugno. Consiglio di riformisti che già hanno avvertito l’aspirante sindaco dell’Unione di non fare «shopping» elettorale a danno della coalizione: «Non ci sono mai piaciute le liste civiche che danno la sensazione di voler nascondere qualcosa. E che sono ancora peggio quando anziché proporsi come momento di aggregazione di forze politiche diverse, si aggiungono alle liste esistenti in nome dell’antipolitica, come se l’offerta politica proposta dai partiti non sia di per sé già sufficiente a soddisfare la domanda degli elettori».
Suggerimenti, quelli firmati da Roberto Biscardini, evidentemente di troppo per l’ex prefetto che vagheggia di una sua «lista civica al 5 per cento» dove «confortato dai sondaggi» rassicura che a perdere voti sono i Ds (17,5 per cento rispetto al dato nazionale del 21 per cento) e non chi lo temeva come la Margherita (7,1 contro il 7,5). Numeri gettati sul tavolo del vertice dell’Unione dove ancora non c’è discussione né sul programma elettorale né sul ticket «sindaco-vicesindaco», che Rifondazione comunista ha tentato invano di imporre come tema all’ordine del giorno.
Davvero troppo per la coalizione di centrosinistra che già deve affrontare al Pirellone l’affaire Sarfatti, il coordinatore dell’Unione in Regione Lombardia è tra i promotori di una lista ulivista da presentare al Senato. Strappo pericoloso che rischia di incrinare i rapporti anche a Milano, dove c’è un ex prefetto che non potendo offrire impegni ai milanesi dà solo i numeri.