«Non mi pento, è un’operina infantile»

Anna Negri, quarantenne, figlia del filosofo movimentista Toni, autrice di fantasiosi cortometraggi in Inghilterra e regista di un unico lungometraggio, In principio erano le mutande, 1999, dal romanzo di Rossana Campo, protagonista Teresa Saponangelo, non si pente neanche un po’ di aver rifiutato Notte prima degli esami. Il successo strepitoso del film non la tocca proprio. Anzi si guarda bene dall'andarlo a vedere. «Francamente m’è bastato leggere la sceneggiatura, avevo già capito tutto», taglia corto. In compenso accettò di incontrare il produttore, discusse con lui del progetto, prima di sottrarsi. Altri colleghi, neanche troppo famosi, si sono fatti negare al telefono. «Era proprio fuori dalle mie corde, non mi interessa raccontare i ragazzini. Sarà legittimo, no?», precisa, un po' infastidita. E aggiunge, tanto per esser chiari: «Film come questi appartengono a un tipo di cinema che vorrei non fosse fatto in Italia. Lo trovo indicativo di una certa pochezza di idee, figlio dell’infantilismo imperante, inutile se non dannoso». Mica tenera, la ragazza. E ancora: «Si parla di miracolo. Ma quando si esce con 250 copie, quasi a tappeto, con un forte impatto promozionale e il sostegno di Raicinema, è difficile non fare il botto. Però io confermo: non mi pento. L’immagine di quegli anni veicolata dal film, o almeno dalla sceneggiatura, mi pare fuorviante, edulcorata, zuccherosa. Io me li ricordo bene, ero adolescente all’inizio degli Ottanta. Giravano un sacco di droghe. I problemi erano altri».