«Non mi ucciderò, tornerò libero da innocente»

Il principe appare sereno e scherza sulla caduta dal letto a castello Gli avvocati guidati da Franco Coppi puntano sugli arresti domiciliari

Nostro inviato a Potenza
Si parla anche di morte e suicidio nel carcere di Potenza. È lo psicologo della casa circondariale a proporli nel colloquio di prima mattina, a chiedere a Vittorio Emanuele se magari ha avuto nelle prime due notti l’intenzione di togliersi la vita. Una domanda così, di taglio per misurare la reazione e l’equilibrio del principe. «Maestà mi date la vostra parola d’onore che non vi suicidate?». Lui è rimasto un attimo in silenzio e d’un fiato: «Certo che gliela dò e sappia che la mia parola ha un grande valore». Poi ha riportato ai difensori lo scambio di battute con il medico, sorridendo: «Ma vi pare che possa davvero aver voglia di togliermi la vita? Voglio combattere sino in fondo e dimostrare tutta la mia innocenza». A galvanizzarlo gli altri detenuti: «Qui mi chiamano “Altezza Reale”, “maestà”». E ride negando frasi a lui attribuite: «Io come Enzo Tortora? - dice al difensore Piervito Bardi -. Mai detto? Io trattato come un terrorista, ma quando mai? Questi in carcere mi trattato come un Re...».
Insomma, il principe si mostra in forma. E ride anche descrivendo il volo che ha fatto all’alba scendendo dal piano alto del letto a castello dove dormiva. Complice la penombra, un piede appoggiato male allo sgabello. Perso l’equilibrio il principe ha fatto perno dove poteva, ovvero sul braccio di Rocco, il detenuto che dormiva tranquillo nella branda sotto. Ematoma e lividi per entrambi. Ma nulla di grave.
La seconda notte dietro le sbarre a Potenza è stata un po’ travagliata. Ma al risveglio Vittorio Emanuele già pensa all’interrogatorio di garanzia del Gip fissato per domani. La sveglia è alle 7.30, alle 8 passa la squadra per la conta con i manganelli sulle sbarre dei due finestroni per verificare la tenuta. Poi la colazione. Alle 11 arrivano i difensori: Piervito Bardi, Lodovico Isolabella e gli assistenti. Non c’è ancora il professore Franco Coppi (avvocato di big come Andreotti e Fazio) che è stato ieri nominato capo del pool difensivo. Isolabella è critico rispetto alle intercettazioni, «Dal verba volant, scripta manent, siamo arrivati al solo verba manent», Bardi lancia messaggi distensivi: «Faremo battaglia legale ma sempre nel processo e non dal processo». Ancora da definire la posizione dell’erede al trono se vittima di altri, come sostiene Isolabella o usato, tipo “carta di credito” come afferma testuale il gip Iannuzzi e rilancia Bardi.
I difensori sanno che l’interrogatorio di martedì non sbloccherà la situazione. Il principe negherà ogni coinvolgimento nei reati. Per questo si punta tutto sull’udienza del Tribunale del Riesame fissata per martedì 27 giugno alla quale dovrebbe partecipare lo stesso Vittorio Emanuele. Che verrà portato in Tribunale dal carcere. Un primo faccia a faccia con giudici che nulla sanno dell’indagine e che potrebbero decidere di scarcerare Vittorio Emanuele, come chiedono i difensori. Oppure mandarlo ai domiciliari. Ma dove? È già pronta una lista di abitazioni di amici che potrebbero ospitarlo: Roma, Milano, Sabaudia e una villa a Napoli le prime soluzioni concrete.
Quanto ciò sia possibile e imminente è difficile dirlo. I difensori porteranno anche 3-4 deposizioni di persone super partes e stimate in Italia che verranno raccolte nei prossimi giorni e proposte per dare una spallata all’ipotesi di associazione a delinquere. Da parte loro, gli inquirenti sperano di raccogliere altre prove. Vittorio Emanuele ha visto in mattinata andar via il compagno di cella, il detenuto comune Rocco, che ha lasciato la propria branda a una vecchia conoscenza del Principe, Gian Nicolino Narducci, suo assistente da molti anni e uomo di totale fiducia, anche lui portato via dalla polizia stradale nella retata di venerdì.
Che Vittorio Emanuele vada ai domiciliari entro fine mese è una scommessa che nessun difensore compie ma che Isolabella e Bardi hanno fissato come primo obiettivo. A temere un crollo emotivo è invece la moglie Marina Doria che sta facendo le valigie per raggiungere Potenza da Ginevra già domani pomeriggio con la richiesta di colloquio pronta per la firma. Intanto in carcere da stamane iniziano gli interrogatori degli arrestati. Si parte da Achille De Luca, il faccendiere calabrese coinvolto nella vicenda delle sale da gioco accusato di associazione per delinquere insieme a Vittorio Emanuele finalizzata al falso e alla corruzione.