Non mi vergogno di dare un volto ai ragazzi down

Caro Direttore,
permettimi di dirti che il pezzo di Gatti titolato «L’Obama del Pd usa un down per farsi eleggere» e pubblicato ieri dalla prima pagina è ingiusto e offensivo. Non verso di me, intendiamoci. Quando qualcuno ti critica hai uno stimolo in più, ti metti in discussione, sei chiamato a riflettere. Ma offensivo verso i ragazzi down sì, lasciatelo dire.

Vorrei presentarti Edoardo. A luglio compirà 21 anni. Vive a Firenze Sud, va a scuola all’Istituto Saffi, lavora al ristorante «Il Sipario» - una bellissima struttura gestita da disabili dove ti offro una bistecca la prossima volta che scendi nella mia città - è inserito nel gruppo scout Firenze VII, frequenta un corso di teatro, gioca a golf. È una persona. Come te, come me, come Gatti, come tutti. L’ho conosciuto da qualche anno. Anche se Gatti potrebbe non crederci infatti non mi sono mai occupato di aprire il Mar Rosso. Non penso di odorare di santità (se ti ricordi in passato questa espressione da lui citata è stata utilizzata da un politico ben più autorevole di me). E l’espressione «nuovo che avanza» mi fa paura.

So che in questi anni da Presidente della Provincia mi sono occupato di tante cose: rifiuti, termovalorizzatori, edilizia scolastica, pressione fiscale, strade, infrastrutture telematiche. E mi sono occupato - per quel poco di competenza della Provincia - anche di sociale. Ho voluto che la Polizia Provinciale accogliesse due ragazze down nel proprio corpo: lavorano nel parco Mediceo di Pratolino insieme alle scuole. Ho dato una mano perché gli amici de Il Sipario potessero ricevere qualche aiuto pubblico.

Ho agito perché la squadra di calcio della cooperativa Matrix potesse andare a giocare un torneo in Lombardia e quando Tommaso ci ha raccontato del gol che ha segnato mi sono venuti i brividi di gioia. Ho firmato un protocollo perché una decina di ragazzi potessero giocare a basket, col grande coach Marco Calamai. E quando una coppia inglese ha spiegato perché operava dal chirurgo plastico la propria figlia, Ophelia, con l’obiettivo di modificare gli occhi a mandorla tipici dei bambini down, ho scritto agli studenti di Firenze per dire che avremmo dovuto correggere non i contorni di un volto, ma il nostro pregiudizio.

In questi anni - per una questione di sensibilità personale e di vicende private che riguardano solo me e che Gatti dovrebbe rispettare, prima di ironizzare - ho lavorato perché i ragazzi down potessero avere un’occasione in più, non una in meno. Quando si è trattato di scegliere quattordici immagini elettorali che raccontassero perché a Firenze inizia la primavera di una nuova esperienza amministrativa, abbiamo scelto madri, lavoratori, coppie, anziani, bambini, fiaccherai, passeggini. E abbiamo pensato anche a Edo. Che era entusiasta di fare la foto con noi, con il suo cappellino della Fiorentina che gli aveva autografato Cesare Prandelli.

Gatti avverte «qualcosa di fastidioso e di sgradevole» in solo uno dei quattordici manifesti. Non è sgradevole l’immagine della coppia, del lavoratore, del passeggino, dell’anziano. Ma quella di Edoardo evidentemente sì. Rispetto, ma non condivido la sua opinione. Non gli chiedo di rispettare la mia perché quando si scrive «L’Obama del Pd usa un down per farsi eleggere» è evidente che siamo già nel mare aperto del pregiudizio. Sogno una Firenze dove sia primavera per tutti. Anche e soprattutto per i disabili. E sogno politici che non usino le persone. Ma le apprezzino per quello che sono e cerchino per quanto possibile di rimuovere gli ostacoli. Mi aspetto molte critiche dal tuo giornale (e dagli altri) su ciò che propongo, sulle idee che esprimo, sui sogni che coltivo, sull’idea di Firenze che ho in mente per me e per i miei figli. Ma i valori politici nei quali credo e per i quali m’impegno fanno di Edoardo un cittadino. Esattamente come l’anziana, come il lavoratore, come gli altri. Sarà Primavera davvero quando smetteremo di nasconderci davanti alla diversità, vera o presunta che sia...
Matteo Renzi
presidente@provincia.fi.it

Non era minimamente in discussione la sensibilità di Renzi sui disabili (gli ho riconosciuto la buonafede già alle prime righe). Ho solo discusso la scelta di metterli sui manifesti, che è tutt'altra cosa. Edoardo non è finito sul manifesto di una campagna “Pubblicità e Progresso”, con nobili finalità sociali: è testimonial elettorale di un partito politico. Caro Renzi, a me questo continua a sembrare discutibile. Perché inevitabilmente si trascina dietro il sospetto di essere una sottile speculazione. E non certo perché non consideri Edoardo uno di noi. Tutto posso accettare, non l'accusa di aver offeso i ragazzi down. Non mi permetterei mai. Per motivi che non ho bisogno di spiegare a Renzi.
Cristiano Gatti