«Non mi vergogno di essere stato militante nel Msi»

Prevedibile e scontato. Dai «Berretti Verdi» al cappello a sonagli, la lunga marcia di Gianfranco Fini si conclude nel salotto buono dell’antifascismo militante. Il Presidente della Camera spiega ai giovani di An che da una parte stavano i giusti e dall’altra i reprobi (dei quali pare facesse parte anche un suo stretto congiunto, marò della Divisione San Marco).
Nel timore che qualcuno possa dubitare della sua conversione, non esita a discriminare anche i morti: non si possono porre sullo stesso piano i caduti per la Libertà e quelli che si battevano, magari in buona fede, per il Male Assoluto.
«Voltagabbana» dirà qualcuno. Neppure per sogno: Fini non ha gabbane. Soltanto una serie di maschere e di costumi che indossa a seconda gli convenga.
Da Mussolini più grande uomo politico del Novecento alla folgorazione sulla via di Gerusalemme, a Mussolini Male Assoluto, alla Legge Bossi-Fini, al voto agli extracomunitari; dalle cellule staminali alle cellule antifasciste; dalla sacralità della famiglia ai dico-sì, dico-no, forse-dico..!
Sdoganato da Berlusconi in occasione di una tornata amministrativa in quel di Roma, diventa l’ombra del Cavaliere. Dopo le trionfali elezioni del 2001, diventa Ministro degli Esteri.
Dopo la risicata vittoria di Prodi nel 2006 commette un errore di valutazione ritenendo Berlusconi sul viale del tramonto. Tresca, novello Bruto, con Casini per dividersi le spoglie del Cavaliere. Ma Silvio Cesare non ha nessuna intenzione di farsi infilzare dai due e lo dimostra con il discorso del predellino.
Bruto-Fini, più furbo di Cassio-Casini, capisce l’antifona e ricuce rapidamente lo strappo con il Berlusca. Elezioni 2008: trionfo del Cavaliere e Fini si ritrova presidente della Camera: niente male, per il delfino di Almirante (non rinnegare, non rivendicare: quantum mutatus ab illo..!).
Adesso gli si schiudono vasti e più ambiziosi orizzonti..! Ha capito che con Berlusconi, più capace, più popolare, più geniale, non ce la farà mai.
Si affida all’anagrafe. Nell’attesa, voto agli immigrati e, con tutta probabilità, un pellegrinaggio alla Mecca: non con la Kippa, per carità, ma avvolto in un candido burnus.
Neo antifascista Fini, in bocca al lupo... sperando che ti morda... politicamente, ovvio!
È l’augurio di un ex giovanissimo repubblichino che negli anni 1948/1950, insieme ad altri reduci, affiggeva i manifesti del Msi, nel quale hai militato per anni senza accorgerti che era stato fondato da un gruppo di carogne del Male Assoluto scampate alla mattanza del Nord.