Non ne posso più di questa politica urlata e becera

Buon giorno, Direttore.
Da qualche tempo mi sta ronzando nel cervello, probabilmente massacrato dal caldo, un pensiero nuovo e per me assai inquietante.
Prima di ricorrere alle cure di uno specialista neuropsichiatrico, ho ritenuto di scrivere due righe a te, che considero un amico, sperando che tu mi possa essere di aiuto.
Premetto che io sono milanista, ho votato Forza Italia da quando esiste e Pdl da quando esiste, leggo «il Giornale» e ritengo di essere visceralmente anticomunista, almeno tanto quanto sono antifascista.
Pur tuttavia, il mio cervello ed il mio corpo mi danno segnali di insofferenza mai registrati prima. L'ultima, devastante, prova? L'altra sera c'era Berlusconi a Porta a Porta ed ho spento la Tv con uno scatto d'ira dopo 3 minuti. Mai accaduto prima. Non ho più voglia di sentirlo, né lui né i suoi nemici (non avversari, ma nemici), che continuano a scagliarsi contro di lui in maniera sguaiata.
Non sopporto più nessuno che parli di persecuzione della magistratura, di complotti, di P4, di regime, di lordure, di nemici incapaci di intendere e di volere, di berluscones, di republicones, di minus habens, di dittatura, di parrucchini, di nani e ballerini, di nani e basta, di mignottocrazia, di Chiesa invadente, di multiculturalismo, di accoglienza, di tirare giù le barche di migranti, del termine migranti, di xenofobia, di centralismo romano, di Padania, di Meridione. E tutte queste parole sempre e solo nominate urlando, sempre più forte, sempre con voci sovrapposte, sempre in modo più esacerbato, incazzato, villano, arrogante, supponente, senza rispetto dell'avversario (che non esiste, è il nemico maledetto).
Non reggo più le urla becere, l'ignoranza come valore, la rissa come stile di vita.
E mi viene spontanea una riflessione, drammatica.
Forse per un politico (a prescindere dal colore della maglietta, per usare un'espressione lussaniana) è molto più facile urlare che lavorare. Se io ricevessi 15.000 euro al mese di prebende a fronte della fatica di urlare in Tv o sui giornali qualsiasi contumelia contro il nemico, sarebbe probabilmente una gran bel vivere, un vivere facile, banale, alla portata di un essere mononeuronale.
Perché affaticarsi nella ricerca del bene comune, o più prosaicamente nella risoluzione di qualche problema concreto?
Ci tenevo a scriverti queste due righe, tristemente appassionate, prima di sapere l'esito di questi stramaledetti ballottaggi, in modo che le mie note non suonino come semplice riflessione di un «tifoso» Pdl deluso dalla sconfitta di Lettieri e della Moratti.
Ti dirò di più. Pur non piacendomi affatto né il radical chic Pisapia, né il magistrato guerrafondaio Masaniello/De Magistris, il mio livello di interesse per questo evento, unico argomento di conversazione politico dell'ultimo mese, è praticamente nullo. Nessuno dei quattro candidati ha parlato davvero di programmi innovativi, ma si sono tutti limitati a declinare cantilene mille volte udite con le rispettive litanie inconcludenti, spruzzate da qualche promessa di basso profilo.
Lussana, sono stufo di tutti loro. Hai qualche suggerimento diverso dall'emigrazione?
Con grande affetto e stima.