Non neghiamo pure la memoria alle vittime della resistenza

(...) reduci della memoria. Di valorosi che non rinunciano a dire che, comunque, i vinti, dopo essersi visti spogliati, spesso senza alcuna colpa - delle vite, delle famiglie, dell’onore - hanno almeno diritto al ricordo. Ed è incredibile il silenzio del resto dei moderati, indipendentemente dal loro colore politico.
Ed è doppiamente incredibile l’astensione dal voto di martedì nell’aula del consiglio comunale sulla mozione relativa all’Ordine del Tricolore, un’iniziativa voluta peraltro da un deputato quasi-ligure del Pdl, Lucio Barani, sindaco socialista prima di Aulla e poi di Villafranca Lunigiana e coraggioso difensore della memoria. Di qualunque memoria: fosse quella di Bettino Craxi o quella dei combattenti in buona fede nella Repubblica sociale. Insomma, niente di particolarmente scandaloso, anzi. Eppure, non si capisce bene in base a quale logica, gli unici a difendere questa memoria, sono stati il leghista Alessio Piana e Gianni Bernabò Brea della Destra. Perchè?
Si badi bene. Il mio non vuole essere in alcun modo un esercizio di revanchismo. Il mio non è un discorso politico e non voglio nemmeno riscrivere la storia. Ma umanamente trovo che coloro che avevano il solo torto di essere dalla parte sbagliata, meritino rispetto. E rispetto significa rispetto della verità storica e non delle vulgate resistenziali di comodo; significa rispetto della memoria e significa rispetto di tante famiglie a cui non solo sono stati strappati i loro cari, ma spesso addirittura il diritto di piangerli.
Rispetto, significa anche rispetto della Resistenza vera, quella buona, quella che merita la maiuscola. Quella di Bisagno, ad esempio. E dico senza alcun problema che avevo trovato ottima l’idea di Claudio Burlando e di Mino Ronzitti di mettere sui manifesti per il 25 aprile 2009 una frase di Bisagno. Era un ottimo modo di ricordare i partigiani cattolici. Per dire che non erano tutti comunisti. Per rendere onore anche a tutti coloro che, in qualche modo, sono stati sbianchettati dalla storia, insieme agli alleati, agli inglesi e agli americani. Come se i liberatori dell’Italia fossero tutti comunisti. Ottima idea peraltro naufragata insieme al fotoshop che ha cancellato pistola e bomba ananas. Nell’occasione, più che fotoshop, fotoscipp. Nel senso dello scippo della verità.
A rendere ancora migliore l’idea di Burlando e forse il modo migliore di dimostrare la buona fede del governatore e del presidente del consiglio regionale su tutta questa vicenda, potrebbe essere proprio la scelta di rendere onore anche ai caduti della Rsi e soprattutto ai morti innocenti vittime della resistenza tradita, della resistenza con la minuscola. Scelta che non intaccherebbe in alcun modo il ricordo ufficiale del 25 aprile. Anzi, la rinforzerebbe. Pensaci Claudio.
Fra l’altro, vorrei dire, non sarebbe nulla di rivoluzionario. A Burlando - se avesse dubbi - consiglio l’ascolto del Cuoco di Salò, capolavoro di Francesco De Gregori arrangiato da Franco Battiato. Insomma, non Plinio, gente di sinistra. La canzone è il racconto, straordinario, della caduta di coloro che si credevano degli dei vista con gli occhi di un cuoco: «Alla sera vedo donne bellissime/da Venezia arrivare fin qua/e salire le scale e frusciare/come mazzi di rose/E il profumo rimane nell’aria/quando la porta si chiude/ed allora le immagino nude ad aspettare/Sono attrici scappate da Roma/o cantanti non ancora famose(...)/Se quest’acqua di lago potesse ascoltare/quante storie potrei raccontare stasera/quindicenni sbranati dalla primavera/scarpe rotte che pure gli tocca di andare/che qui si fa l’Italia/e si muore/dalla parte sbagliata/in una grande giornata si muore/in una bella giornata di sole/dalla parte sbagliata si muore».
Ecco, almeno quei «quindicenni sbranati dalla primavera» morti dalla parte sbagliata meriterebbero un ricordo e una preghiera.
Vale per tutti: destra e sinistra. Non è una questione politica. È una questione di umanità.
Un silenzio, sarebbe solo silenzio degli indecenti.