Non offre la sigaretta, massacrato di botte

Giovane aggredito da 5 teppisti, in centro a Verona, mentre si trovava con due amici: picchiati anche loro. E' in coma

Verona - Primo maggio tra amici, serata di festa, nel cuore di Verona. Nicola Tommasoli, 29 anni, è quel che si dice un giovane senza grilli per la testa. Uno che lavora sodo, come disegnatore in un’officina meccanica, e che il primo maggio ha normalmente deciso di prendersi un break. Di colpo, alle due di notte, l’esplosione di una violenza cieca, senza motivo. «Hai una sigaretta?», gli chiede un ragazzo che, insieme ad altri quattro, sta passando per via Leoni, a pochi passi dall’Arena. «No, non ce l’ho». Chissà cosa scatta in quel momento, chissà cosa succede nella mente di quei cinque giovani incrociati per puro caso. Si sa solo che si scatena un’aggressione ai danni di Nicola e dei due amici con cui sta tornando alla macchina. Un calcio, un pugno, e Nicola rotola a terra. Non basta: ancora calci e pugni. Nicola non si alza più, perde sangue, è svenuto. Arriva l’ambulanza che lo porta all’ospedale di Borgo Trento. Nicola è in coma.

Succede tutto in pochi minuti e la ricostruzione fatta dai carabinieri di Verona si basa sulla testimonianza dei due ragazzi che erano col giovane disegnatore. Amici a cui è andata meglio ma che se la sono vista davvero brutta: uno ha preso un pugno in pieno volto che gli ha mandato in frantumi gli occhiali, l’altro ha preso la sua razione di schiaffi e spintoni. Tutto per colpa di una sigaretta negata? Stando a quel che hanno raccontato i giovani, pare proprio di sì. I cinque picchiatori sarebbero italiani, nessun segno particolare, nessun abbigliamento particolare in grado di inquadrarli in uno dei tanti gruppi di estremisti che caratterizza l’universo giovanile.
«Ho un figlio in gravi condizioni e non so nemmeno chi ringraziare», dice tra le lacrime Maria Tommasoli, la mamma di Nicola. La famiglia abita a Santa Maria di Negrar, in Valpolicella, in una villetta immersa nel verde. Nicola va spesso a Verona, specie nelle serate del week-end, e non è certo il tipo che si diverte a cacciarsi nei guai. «In tv se ne sentono di tutti i colori - prosegue la donna - ma resto di sasso quando scopro sulla mia pelle che episodi simili capitino in centro a Verona, mentre mio figlio passeggia tranquillo in compagnia dei suoi amici».

I carabinieri stanno indagando su quel che è accaduto in via Leoni. Oltre a sentire gli amici di Nicola, cercano di capire dagli stessi genitori se ci siano altri elementi utili all’individuazione dei responsabili. Per ora c’è solo la descrizione, visto che gli amici di Nicola hanno visto in faccia i picchiatori.