Non pagò 300mila lire Le vendono casa e la sfrattano a 72 anni

L’assurda storia di una donna con pensione minima e figlio disoccupato a carico che nel ’97 aveva un piccolo debito con una società

Diego Pistacchi

Le tasse le ha sempre pagate, le multe anche, di bollette non ne ha saltata una. Ma nove anni fa aveva avuto una lunga querelle con un agente immobiliare per trecentomila lire. Giovedì la buttano fuori dalla casa che le hanno già venduto per recuperare il credito. Lei, Nicoletta Schiappapietra ha 72 anni, una pensione sociale minima, ma soprattutto un nome talmente genovese che non le permette di passare per zingara. Quindi la buttano fuori da casa sua e basta. Non le danno una casa popolare con acqua, luce e gas pagati. Pazienza se lei si accontenterebbe anche di un bilocale per sé e per il figlio disoccupato a carico, senza fare troppe storie e senza pretendere anche di scegliere la mobilia. La città solidale, il Comune che dice tanto di preoccuparsi della tolleranza e degli «ultimi», per lei non ha tempo.
La storia di Nicoletta Schiappapietra è incredibile ma vera. Non ha problemi a riconoscere di aver ha sbagliato a sottovalutare quel vecchio debito, a non andare mai in Comune a ritirare le raccomandate che venivano accumulate al deposito atti e notifiche, perché il messo non la trovava mai in casa. Però non avrebbe mai creduto di essere messa fuori da casa sua per così poco. Invece, tra una cartolina verde ignorata e i problemi di salute che l’hanno tormentata in questi anni, Nicoletta è arrivata alla vigilia dell’incontro con l’ufficiale giudiziario che tra due giorni suonerà alla sua porta. Per lo sfratto esecutivo. Il nuovo padrone di casa è una società immobiliare riminese che con un buon colpo di fortuna è riuscita a sapere che un appartamento di 98 metri quadrati a Marassi, in via Robino, era in vendita all’asta a seguito di una sentenza del giudice di pace. Per 118.000 euro di base d’asta. E la stessa società, con ulteriore manciata di buona sorte, è riuscita ad aggiudicarsi quell’occasionissima con un’offerta di appena mille euro superiore alla cifra iniziale. Insomma, per quel vecchio debito di trecentomila lire, la signora Nicoletta si è vista vendere sotto gli occhi la casa nella quale abita, per 119.000 euro, una parte dei quali le dovranno essere restituiti, ovviamente prosciugati della somma dovuta più di tutte le spese legali e degli interessi maturati in questi anni.
Il nuovo proprietario non ha tempo da perdere. E una volta acquistato l’appartamento, ha iniziato le pratiche per svuotarlo. Il 18 gennaio è arrivato il precetto di rilascio della casa e in questi cinque mesi la donna con il figlio non hanno potuto fare molto se non aspettare il giorno di non ritorno. Cioè giovedì. Rivolgersi a un legale non è stato purtroppo sufficiente. «Verificheremo la regolarità della procedura esecutiva - annuncia l’avvocato Massimo Benoit Torsegno -. Quindi, se necessario, faremo valere eventuali irregolarità». La vicenda, finora sottovalutata dalla pensionata, è diventata però ormai quasi impossibile da risolvere positivamente. E lo stesso legale guarda a possibili soluzioni alternative. «Vista l’imminenza dello sfratto abbiamo già contattato i servizi sociali che, però, finora non ci hanno dato rassicurazioni sulla sistemazione abitativa della mia cliente nel caso in cui lo sfratto venisse eseguito», osserva ancora l’avvocato Benoit Torsegno. In una parola, hanno detto alla donna e al suo difensore di ripassare giovedì pomeriggio. Cioè il giorno in cui l’ufficiale giudiziario li avrà sbattuti fuori di casa.
Nicoletta Schiappapietra e il figlio, che hanno il torto di non essere zingari, dovranno mettersi in lista d’attesa, fare domanda, vedere le graduatorie. E magari sentirsi dire di no, che per loro non c’è posto.