Non paga luce e gas e gliela tagliano: stroncato dal gelo

L’uomo, invalido, percepiva una pensione di 300 euro al mese

da Cremona

Ai servizi sociali era stato visto per l'ultima volta nell'aprile scorso, dopo che l'Aem, che a Cremona gestisce l'erogazione dell'energia elettrica, lo aveva lasciato al freddo, senza luce e gas perchè non pagava le bollette: l’altro ieri lo hanno trovato morto in casa, forse da una settimana.
Adesso sulla morte di Giuseppe Bolzoni, un quarantacinquenne che abitava in una casa del Comune in via Cardinal Massaia, c'è polemica. Lucilla Manestra, assistente sociale e coordinatrice dell'area adulti, Zeppelin, così era soprannominato, lo conosceva bene.
L’uomo era invalido al 30 per cento dopo essere caduto da una impalcatura quando faceva l'imbianchino e percepiva 300 euro al mese dall'Inail, si arrangiava con lavoretti saltuari. Un dramma della solitudine e della povertà che finirà adesso in consiglio comunale: il consigliere leghista Claudio Demicheli ha annunciato di voler presentare un'interrogazione al sindaco nella quale chiederà ai servizi sociali di rendere conto del loro operato: «I soldi per aiutare gli extracomunitari ci sono, ma non per un italiano», ha scritto l'esponente del Carroccio.
La pensione di invalidità parziale a Bolzoni era stata riconosciuta dopo una caduta da un ponteggio quando faceva l'imbianchino. Era invalido al 30 per cento, il minimo per ottenere il sussidio, ma non per accedere al collocamento obbligatorio. Lo assistevano i servizi sociali del Comune da circa 13 anni, con contributi economici concessi con una certa regolarità fino alla scorsa primavera. «Gli avevamo chiesto di intervenire insieme per il pagamento delle bollette - si giustifica l'assessore Maura Ruggeri -. Lui ci rispose che ci avrebbe pensato, ma poi più nulla: non abbiamo ricevuto quel piccolo segno di collaborazione che ci attendevamo. Non l'abbiamo più sentito. I bisogni sono tanti e purtroppo non mancano gli abusi».
Aveva tanti amici Zep, a cominciare dai compagni del Centro sociale Dordoni che frequentava con regolarità, lui che non era sposato e non aveva famiglia. «È una tragedia che si poteva e si doveva evitare - dichiara polemico Fabio Caso, pure lui autonomo e militante del Centro Dordoni. «Gli era stata riconosciuta una pensione misera, insufficiente per vivere. Come poteva pagare le bollette? Se anche nella piccola e ricca Cremona c'è chi muore di freddo e stenti, occorre riflettere».