Non paga le multe e rischia di perdere la casa

da Milano

Storie di ordinaria stranezza per due automobilisti cremonesi: uno ha rischiato di perdere la casa per alcune multe non pagate (e non solo per quello) e l’ha salvata all'ultimo momento, un altro si è visto annullare contravvenzione e ritiro della patente, conseguenza di un eccesso di velocità, perché il giudice ha verificato che pigiava sull'acceleratore per stato di necessità, visto che la figlia stava male.
Due storie con il classico happy end tipico di certe commedie del grande schermo, ricche di quei paradossi che qui sono avvenuti nella realtà. La prima storia è quella di un cremonese 40enne, all'estero per lavoro. Una assenza lunghissima, durante la quale qualcuno - così pare - usava la sua auto, prendeva contravvenzioni e non le pagava. Ne è venuto fuori fra solleciti e mora qualcosa come 800 euro di debito. Ma, durante la sua assenza, il protagonista della vicenda non ha pagato neppure un certo numero di tasse. E così il debito - fra infrazioni al codice della strada e mancati pagamenti al fisco - è arrivato a 4.000 euro. Una cifra sufficiente per far scattare, vista l'irreperibilità del soggetto moroso, la procedura di sequestro e di vendita della casa all'asta. E così è stato. Solo che per uno di quei casi strani della vita, l'uomo è tornato a Cremona giusto mentre un potenziale acquirente stava visitando il suo appartamento. Allarmato, ha cercato di capire quel che stava succedendo: glielo hanno spiegato e gli hanno spiegato che aveva ancora qualche giorno di tempo per salvare la casa. Pagando. E lui ha pagato le multe e saldato l'arretrato con il fisco rientrando in possesso dell'immobile. Fine della storia. O forse no, perché ha affidato ad uno studio legale l'esame dell'intera vicenda per vedere se tutta la procedura è stata regolare.
L'altro automobilista cremonese, un dirigente d'azienda, andava a 150 chilometri l'ora quando è stato beccato da un autovelox: contravvenzione di 343,45 euro e sospensione immediata della patente. Ma quella velocità era giustificata da un malore della figlia dell'automobilista, almeno così ha stabilito il giudice annullando le sanzioni. Era infatti accaduto che, mentre era al suo posto di lavoro, il dirigente era stato raggiunto dalla telefonata della figlia che, in preda a una colica renale, chiedeva aiuto. L'uomo si era subito messo al volante avviandosi verso casa a velocità sostenuta, senza pensare all'autovelox che, impietoso, lo aveva colto in fallo. Contro il provvedimento, l'automobilista ha però presentato ricorso con il patrocinio dell'avvocato Raffaella Parisi. È stato messo agli atti il certificato medico che attestava le condizioni di salute della figlia del dirigente, in quel giorno. Il giudice di pace ha accolto le argomentazioni difensive ed ha annullato la contravvenzione, riconoscendo all'automobilista lo stato di necessità. Per effetto della sentenza, all'automobilista saranno restituiti anche i punti detratti sulla patente.