Per non pagargli le rate di casa lo uccidono e lo mettono in valigia

Orrore a Roma, vittima un amministratore di condominio. Fermata una coppia di romeni: sorpresi mentre lavavano il sangue

Macabra scoperta in una tranquilla palazzina del quartiere Aurelio. Ucciso a colpi di martello, fatto a pezzi con una mannaia, infine chiuso in una valigia, pronto per finire in discarica. Tutto per poche centinaia di euro. Fermata una coppia di romeni con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Giovanni Santini, 63 anni, amministratore del condominio al civico 14 di via Urbano II, era scomparso da venerdì pomeriggio. L’auto parcheggiata a poca distanza dallo stabile, in via Caprara, del resto non fa pensare a nulla di buono. Dov’è finito Santini? Una persona perbene, ricordano i conoscenti, che lo descrivono come un uomo attento e scrupoloso nel suo lavoro. A ricostruire i fatti, gli uomini della sezione omicidi della squadra mobile romana, i primi a entrare nell’appartamento al piano terra occupato dai giovani romeni e a trovare il corpo massacrato del sessantatreenne. Alle ore 15 del 20 febbraio Santini ha un appuntamento con gli inquilini stranieri, un uomo e una donna di cittadinanza romena in arretrato con le rate condominiali per un totale di circa 400 euro. Dalla fine di luglio Georgeta e Andrei Nikita (cameriera in un ristorante lei, muratore lui) alloggiano nell’appartamentino un tempo assegnato al vecchio portinaio. L’amministratore passa, poco prima, a ritirare un mazzo di chiavi dal custode dello stabile accanto. «Devo incontrare i due stranieri - spiega all’uomo - torno prima di sera e te le restituisco». È l’ultima traccia lasciata da Santini. Le ricerche della polizia scattano ieri mattina quando i familiari di Santini, a dir poco preoccupati, si presentano al commissariato di zona per denunciare la scomparsa. Il telefono cellulare spento, i parenti l’avevano cercato per tutta la notte ovunque. Senza risultato.
Alle 14 di ieri i poliziotti suonano al campanello del piano terra ma non risponde nessuno. Gli agenti s’insospettiscono: poco prima avevano sentito dei rumori provenienti dall’interno. Provano a bussare sul retro, nessuna risposta. A quel punto decidono di sfondare la porta. Trovano i romeni alle prese con acqua saponata e stracci, mentre cercano di pulire le pareti macchiate di sangue. In un angolo dell’abitazione una grossa valigia legata con spago e nastro isolante. Al suo interno, chiuso in un sacco di plastica, il cadavere a pezzi dello scomparso. Bloccati e portati in questura, i due vengono interrogati dal dirigente della squadra mobile, Vittorio Rizzi, e dal magistrato di turno.
La donna crolla dopo molte ore di interrogatorio: «Sì, l’abbiamo ucciso noi. Abbiamo perso la testa quando ci ha minacciato di sfratto nel caso non avessimo subito saldato il debito». «In questo nuovo episodio di violenza che vede coinvolti cittadini romeni - spiega il questore di Roma Giuseppe Caruso - è importante precisare che nell’attività d’indagine altri loro connazionali stanno dando apporto determinante». Sotto choc il quartiere Aurelio. «Gina (così la chiamano) è venuta qui stamattina (ieri, ndr) assieme al marito per comperare il pane. Saranno state al massimo le 12. Era, come sempre, cordiale» racconta il proprietario di un negozio di alimentari di fronte. Alcuni curiosi, giunti sul luogo dell’omicidio, gridano: «Non ce la facciamo più, è gente violenta. Devono andare via».