Non parlate di tradimento

Caro Direttore,
ho di recente incontrato, alla sua presenza, il vostro collaboratore Filippo Facci. Egli era menomato ad una mano, in conseguenza di una grave caduta. Rilevo, tuttavia, che la botta ricevuta deve aver avuto conseguenze piuttosto gravi sul suo intelletto, a giudicare dal suo lungo articolo, mal argomentato, il cui unico fine nobile è quello di liquidarmi con l’abusato epiteto di «traditore». Sdraiato sul «sofà» dei suoi molteplici contratti con un noto editore milanese, ottenuti per meriti acquisiti sul terreno della polemica politica negli anni della «guerra civile», Facci pretenderebbe di spiegare a me quel che si deve fare o non si deve fare nella politica italiana. E, in ragione di un giudizio storico ancora controverso, determinare le ragioni di un’alleanza politica o di un comportamento che non è mai personale, ma sempre collettivo. Che destino ingrato quello dei socialisti, o dei «craxiani» nel senso più largo del termine: optare fra un’alleanza con chi portava i cappi in Parlamento ed i cani di fronte Palazzo Marino (Lega Nord) e fra chi circondava Montecitorio con i guanti bianchi (Alemanno), o chi tirava monetine dinnanzi all’Hotel Raphael circondato dai propri giannizzeri in camicia nera (Bontempo), un’alleanza con chi candidava Antonio Di Pietro (salvo poi «smemorarsi») alla guida del Viminale, o un accordo politico con una sinistra giustizialista, rancorosa, facinorosa, ostile al riformismo e assetata di un’improbabile rivincita storica nei confronti di chi, nella storia della sinistra, ha avuto ragione. Come scioglie l’ex amico Facci il nodo gordiano di una tragedia politica e personale, di una scelta politica, anche difficile e sofferta? Con il solito «pagellino» dei buoni, dei cattivi, dei traditori e di coloro che stanno nel giusto al riparo delle commesse e degli stipendi Mediaset. Non spenderò una parola di più per commentare un attacco così miserevole, anche se credo opportuno spiegare ai lettori che dai tempi della divisione interna al Nuovo Psi sino ad oggi, i tentativi di impedire il successo politico della mia scommessa non si contano più: prima mi è stato negato un esito politico limpido in un Congresso democratico, poi mi si impedisce di utilizzare il garofano socialista ed il mio nome per una lista elettorale. Dopo tutto ciò, ancora ci si domanda per quale ragione viene richiesto un diritto di tribuna per un Segretario di partito considerato minore? Non scherziamo: di quale tradimento parla il signor Facci? Sta di fatto che io sono «in piedi», che c’è una forza politica, «I socialisti», composta di uomini liberi che si batteranno nel centro-sinistra, che i diritti di tribuna non valgono soltanto per Forza Italia e i suoi alleati della destra neofascista, ma anche nel centro-sinistra, ove il dialogo fra avversari di tutta la seconda metà del Novecento non può essere scambiato per una rinuncia o per il consueto tradimento, bensì essere considerato un investimento sul futuro. Se ci sarà uno sbocco politico, democratico, riformista e socialista nella sinistra italiana lo si dovrà anche a chi ha scommesso su questo futuro. E chi si oppone al futuro, mi spiace ma rimane un «fottuto conservatore», proprio come Bettino Craxi era solito definire tutti coloro che si oppongono alle novità.
Distinti saluti.
Bobo Craxi