«Non parlo di Serie A se no becco altre 3 giornate Certo che a Firenze...»

Milano Quando batti una squadra più forte di te, è sempre un bel colpo. Josè Mourinho strattona Balotelli quando lo spinge in campo e lo carica come un figlio a dispetto di tutte le voci che girano su di loro. A fine gara si perde in un abbraccio appassionato col proprio figlio che lo attendeva all'entrata del tunnel. Emozioni forti: «C’è gente che certe cose non le capisce. Preferisco parlare della partita che dovremo affrontare a Stanford bridge, ci arriverò tranquillo, sono stato a Londra pochi mesi fa, l’impatto c’è già stato». L'Inter finalmente batte una grande in Europa: «Non c’era riuscita col Valencia, col Liverpool, col Manchester, qualcosa vorrà dire. Adesso sono più ottimista, eravamo zero a zero, adesso siamo 2-1 per noi, è normale che sia più ottimista. Sono contento della mia squadra e sono contento per la mia difesa che era tutta diffidata ed è riuscita a non prendere neppure un cartellino giallo in una partita così difficile. Lucio può marcare uno come Drogba, questa mi sembra una buona notizia. Il gol di Julio Cesar? Non so se è dovuto all'incidente che ha avuto domenica».
Adesso però occorre segnare a Londra: «Non ci siamo riusciti lo scorso anno a Manchester ma ci siamo andati molto vicino, possiamo andare là con il grande obiettivo di entrare nei quarti, questa squadra ci può riuscire. Ma sappiamo anche che le nostre speranze sono le loro speranze. Non c’è stata una squadra che ha prevalso sull'altra, o una che si è difesa e l’altra che ha sempre attaccato, ho visto grande equilibrio. Questa sera abbiamo dimostrato di essere anche una squadra di Champions e questa mi sembra già una bella notizia».
Josè molto serio, molto tirato: «Il quarto uomo è stato molto indulgente con me, ha capito che ero frustrato e mi ha concesso qualcosa in più lasciandomi uscire spesso dalla mia area».
Più preoccupato dalla vittoria del Milan o dal ritorno di questo ottavo? «Non fatemi parlare di serie A altrimenti mi prendo altre tre giornate». Poi ci ripensa: «Mi hanno riferito che a Firenze è successa la stessa identica situazione di Bari. Ma mi hanno anche detto che dobbiamo abbassare i toni. E allora abbassiamoli. Quando ero in Portogallo e ho sentito parlare di calciopoli io mi sono vergognato di dare da mangiare ai miei figli con il calcio. Ma dobbiamo abbassare i toni, me lo avete chiesto e io lo faccio».
Rigori? Josè nicchia: «Fosse capitato nell’area del Chelsea, avrei voluto il rigore». E a chi sottolinea la sincerità ribatte: «L’Italia non mi cambia, sono arrivato onesto e finirò onesto». Ancelotti non ne parla neanche, dice solo che poteva essercene almeno uno, ma ha evitato commenti, in stile molto british: «Non sono più abituato a commentare questi episodi. La trattenuta è abbastanza netta, ma non sono più abituato, mi dispiace. In fondo il risultato non è così male, l’Inter è una squadra molto più imprevedibile degli altri anni. Dico solo che per come abbiamo giocato, non meritavamo di perdere. Drogba male? No, proprio non direi».