«Non passerà mai un minareto ma sull’area decide il Comune»

Assessore, che ne pensa delle possibilità di destinare alla preghiera del venerdì l’area dietro al Palasharp?
«Ne ho sentito parlare, ed è una delle ipotesi contenute nella rosa predisposta dai nostri uffici, ma non spetta a noi come Regione intervenire direttamente, se l’area è del Comune tocca al Comune decidere, con chi ha la concessione».
Però la Regione, e il suo assessorato in particolare, avrebbe voce in capitolo sulla destinazione dell’area...
«Sì, ma questa procedura ad oggi non può avvenire naturalmente, una destinazione del genere deve essere individuata dal Piano di governo del territorio. Comunque, se Comune e prefetto vogliono andare in questa direzione, hanno tutti gli strumenti per fare le scelte che vogliono, sullo spostamento. Mi sembra chiaro che lì non sarà mai costruita una moschea, il procedimento è più lungo».
Intanto, per quello che la riguarda, non si tornerà in viale Jenner. Neanche per il ramadan.
«Non c’è dubbio. Questo è un risultato dal quale non si prescinde. La questione del luogo di culto è secondaria rispetto alla liberazione di viale Jenner. Diciamo che, con la liberazione dalla preghiera per strada, ora siamo sul 2-0 nella partita d’andata».
E quale sarà la partita di ritorno?
«La liberazione totale, della strada, anche dal centro. Ciò che dà fastidio è questa continua richiesta, da parte del presidente del centro islamico, come se il problema lo dovessero risolvere gli altri».
Però in questa vicenda sono venute fuori anche le spaccature interne alla coalizione che governa Regione e Comune.
«È naturale, perché noi della Lega abbiamo messo al centro il problema, finora sopito perché sopportato dai cittadini. Gli altri non hanno tenuto la linea, qualcuno ha cavalcato politicamente la protesta. Solo ora tutti sembrano rendersi conto che quello non era solo il problema di una via, o di un quartiere, ma di un’intera città. Io direi un problema nazionale, perché su questo la Lombardia farà scuola».
Venerdì al Palasharp erano circa 700. Che significa?
«Che ci troviamo di fronte a un gran numero di fedeli che sono irregolari. È questo il punto, e io intendo parlare di questo con il ministro dell’Interno Maroni. C’è bisogno di trasparenza. Un albo degli imam, sermoni condivisi».
Sono condizioni perché facciate la vostra parte?
«Certamente».