«Non pensavo di vincere così Il mio avversario? Ha fallito»

Ugo Cappellacci, sono le 23,30 e lo scrutinio di 700 sezioni dice che lei ha il 50,4 per cento contro il 44,7 di Renato Soru. Possiamo già chiamarla presidente?
«Meglio aspettare i risultati definitivi, anche se un'inversione di tendenza mi sembra improbabile».
«Menato Soru», dice Gavino Sanna. Si aspettava questo risultato?
«Che sarebbe stato positivo lo dicevano tutti i nostri sondaggi e non l’abbiamo mai nascosto. Devo ammettere che non immaginavo questo distacco».
Eravate preoccupati dopo che nel pomeriggio le prime sezioni avevano dato Soru in vantaggio?
«Onestamente no, i numeri andati in televisione all’inizio erano totalmente diversi dai nostri. Il primissimo dato che mi è arrivato dalla mia città d’origine, Iglesias, era 20 a 75. Non era tale da far preoccupare, anzi».
Lei ha prevalso anche in zone tradizionalmente di sinistra.
«Sì. Dobbiamo dare particolare risalto all’esito straordinario per esempio in molte località del Nuorese, un segnale importante di cambiamento che a noi politici chiede di trovare le ragioni per unirci, anche fuori dalla logica degli schieramenti, e non per dividerci».
Ha già in mente che cosa farà se sarà eletto? Ha date, scadenze, dediche?
«Il pensiero va certamente alla famiglia, che ho trascurato in queste settimane e credo che continuerò a trascurare ancora. I primi atti, lo abbiamo dichiarato anche in campagna elettorale, riguarderanno le emergenze».
Quali?
«Il lavoro, l’occupazione, la povertà. E poi vorrei che questo governo si distinguesse, certamente dal precedente, e forse in assoluto nella storia della regione autonoma, perché intendo essere particolarmente presente sul territorio. Vorrei proseguire idealmente questa campagna elettorale continuando a calpestare il suolo della Sardegna e a incontrare i sardi».
Perché Soru ha perso?
«Perché il bilancio della sua gestione è assolutamente fallimentare. I sardi hanno capito, è prevalsa la Sardegna reale rispetto a quella virtuale che qualcuno ha proposto».
Quanto ha contato la spinta di Silvio Berlusconi?
«Berlusconi ha fatto cinque comizi su 120. Il suo contributo è stato insostituibile per quanto riguarda la mia popolarità, sono un politico nuovo, i più non mi conoscevano e il presidente mi ha dato una grande mano. Però credo che la fiducia è qualcosa che ci siamo zappati con la nostra proposta politica».
Ha già sentito il presidente del Consiglio?
«Sì, una mezz’ora fa l’ho aggiornato sui risultati. Anche lui era molto contento. Credo che la sintonia tra il governo nazionale e quello regionale sia una grande opportunità per questa terra».
La coalizione di centrodestra ha preso un cinque per cento in più rispetto a lei. Come interpreta questo dato?
«Esamineremo con calma i risultati delle liste quando saranno definitivi. A occhio e croce sembra che tanti cittadini vadano a votare indicando una preferenza per il candidato governatore e non per i partiti, da qui la differenza. Comunque a quest’ora è prematuro per andare a brindare, figurarsi per fare valutazioni sul voto disgiunto».
Ma queste differenze non potrebbero creare qualche difficoltà al vostro interno?
«Sono certo che l’unità dimostrata in cinque anni di opposizione e in questa campagna elettorale continuerà per i prossimi cinque anni di governo».
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