Non petali ma calcinacci per la Margherita

Sotto, la bandiera verde-azzurra della Margherita. Sopra, la polvere grigia dei detriti. Via San Lorenzo 5: palazzo storico, molto elegante, con muri di pietra e solai in legno, nel cuore di Genova. Al primo piano si trova la sede del coordinamento comunale, provinciale, e regionale del partito di Francesco Rutelli; al secondo abita in affitto Mario Cioni, classe 1932, imprenditore spezzino in pensione con un diavolo per capello. Perché il suo appartamento sta letteralmente cadendo a pezzi, con numerose crepe sulle pareti e sui soffitti della sala e dell'ingresso, e pietre e calcinacci sparsi per tutta la casa, se si può chiamare (ancora) così. Soprattutto dal 14 settembre scorso.
Quella notte dal soffitto della cucina è crollata una vasta porzione di intonaco, che ha procurato gravi danni a mobili, lavello, televisione, stereo e frigorifero, rendendo di fatto inagibili bagno e cucina a gas, poi transennati dai vigili del fuoco con due travi di legno. «A mezzanotte sono stato svegliato da un boato spaventoso - racconta l'uomo ancora turbato - e ho visto una nuvola di polvere entrare in camera: il soffitto aveva ceduto, il lampadario era crollato per terra, l'arredo della cucina sotto le macerie». Ma il peggio doveva ancora venire. Domenica scorsa, l'ex imprenditore specializzato in allestimenti navali, è finito al pronto soccorso del Galliera, con sei giorni di prognosi, per «trauma escoriato al cranio e alla spalla sinistra», provocato dalla caduta improvvisa di cinque centimetri di intonaco dal soffitto. «Mi è andata bene che sono stato preso solo di striscio, anche se ora mi ritrovo con la cucina distrutta e piena di detriti, crepe sempre più grandi e una casa ridotta a un pianto». La relazione tecnica stilata il 25 settembre scorso dal geometra Massimo Crovatto, al quale Cioni si era rivolto per una perizia, conferma: «Allo stato attuale l'appartamento non è idoneo ad alloggiare persone per il pericolo di ulteriori crolli». Di più: «Dopo il sopralluogo si reputa necessario procedere ad accurate indagini diagnostiche per verificare lo stato dei manufatti (solai, pareti e soffitti), mediante lo sgombero dei locali». Il malcapitato conduttore confessa di aver manifestato da tempo l'intenzione di lasciare l'alloggio di via San Lorenzo, «ma gli affitti sono per me insostenibili». Tre anni fa Cioni aveva fatto domanda per essere inserito nelle graduatorie delle case popolari: «Sono il numero 162 della lista. Finora dal Comune ho ricevuto soltanto promesse, pur avendo tutti i requisiti necessari. Mi sento sempre più abbandonato dalle istituzioni», lo sfogo amaro dell'uomo. Di cui non si contano più gli esposti e le petizioni scritte a mezzo mondo, per denunciare lo scandalo della casa in rovina: polizia municipale (sezione protezione civile), ufficio pubblica incolumità, Procura della Repubblica, sindaco Giuseppe Pericu e via elencando. Manca solo la Margherita.