«Non è più il loro partito

nostro inviato a Strasburgo

«La cosa che più mi ha colpito dalla lettura delle vicende giudiziarie di questi giorni è che mentre all’epoca di Tangentopoli traspariva una verità per cui erano i politici a taglieggiare le imprese, oggi la situazione pare capovolgersi». Fabrizio Rondolino, già capo ufficio stampa del Pds, poi vicino a D’Alema premier e oggi scrittore per giornali e ideatore di programmi tv, dice di non aver certezze sulla tempesta che investe la sinistra dal Metauro all’Arno, passando per il Vesuvio e le rive adriatiche, ma intanto punta l’indice su qualcosa che cambiato lo è per davvero. «Il finanziamento illecito nella prima repubblica - dice - anche se poi tutti sapevano perfettamente che era ai partiti più che personale, come ha dimostrato Craxi la cui casa ad Hammamet se la poteva permettere qualsiasi ragioniere brianzolo, passava per richieste politiche. Oggi che i partiti non ci sono più nascono invece vere e proprie combriccole affaristiche che dialogano con tutti: da An al Pd, per loro fa lo stesso. Ieri, insomma, c’erano le mele marce, ma le potevi scrollare dall’albero. Oggi ci sono solo... mele. E i controlli sono molto più difficili per tutti, no?».
Insomma mi par di capire che non dà troppo spago a chi invece accredita un complotto contro la sinistra.
«Non sono certo giustizialista, ma non per questo voglio finire nei ranghi dei complottardi. E sa perché? Perché un complotto è cosa troppo seria per questo Paese: ci vuole un capo, servono riservatezza, concertazione e organizzazione. Non mi sembra si possano avere in un Paese che ogni 6 mesi finisce nell’emergenza e in cui a prevalere sono solitamente autopromozione, sensazionalismo e caccia alla facile pubblicità».
Quindi non siamo davanti a un disegno per annichilire il Pd, come si fece con dc e socialisti negli anni '90.
«Non credo. Anche se può fare un certo effetto. Specie se uno mette insieme l’intervento di Zagrebelsky, il Violante che si smarca dal giustizialismo e l’accendersi delle pressioni dipietriste e di pezzi della sinistra radicale (si può dire ancora così?). Tanto che a finire nel mirino di certi giudici è un Pd che ai loro occhi non è più il partito dei magistrati. Certo, son cose che fanno pensare».
Sta di fatto, ipotesi a parte, che in questa fase si sta delineando uno scenario che porta dritto dritto Antonio Di Pietro a impadronirsi della sinistra. Qualcuno osserva, non so quanto maliziosamente, che il disegno che non gli riuscì nel '93, quello di prendere il posto della Dc, stavolta potrebbe avverarsi.
«Quella dell’alleanza con Di Pietro la considero l’ultima di una serie di gravi colpe di Repubblica. Veltroni, se ricorda bene, fu a un passo dall’andar da solo, che tutto sommato, sarebbe stata una scelta forte. Poi uscì un sondaggio di quel quotidiano per il quale non si poteva marciare senza Di Pietro. E io non escludo affatto che nel momento della decisione Veltroni ne abbia tenuto conto».
Be’, in realtà già il Pds, poi i Ds e infine l’Ulivo erano al fianco dei magistrati al pari di Di Pietro.
«Un errore storico. La sinistra fin dall’avvio era al fianco degli avvocati nella difesa dei più deboli, vessati dalla giustizia borghese. E comunque sempre nel ’92 ricadiamo: si preferì allora la subalternità della politica alla giustizia che provocò dall’altra parte, reazioni anche sguaiate contro i magistrati. E in questa tenaglia continuiamo a vivere. Tant’è che assistiamo a veri e propri orrori ancor oggi. Un anno fa ci hanno detto che avevano prove inoppugnabili contro Del Turco. E ora che lui ha perso la faccia e il Pd ha perso le elezioni e tutto il resto, ci vengono a dire che serve più tempo per le indagini? E le prove schiaccianti dove sono?!».
Ma se si parla di riforma della giustizia, ecco che partono le grida d’allarme: volete subordinare i pm alla politica!
«In molti Paesi è così e nessuno mena scandalo. Come mi pare ovvia a quel punto la necessità di separazione delle carriere. Il punto vero da tener fermo è semmai la terzietà del giudice. Ma la verità è che l’Italia è nevrotizzata tanto che appena si parla di Costituzione, son tanti a imporre l’altolà! E il 138, allora? L’articolo che spiega come modificarla, sarebbe anticostituzionale?
E per il Pd? Che fare?
«Domanda da un milione di dollari. Personalmente sono perché gli inquisiti e non, compresa dunque la Iervolino, si facciano da parte. Poi... rifarei il partito. Anzi, un bel partito di massa come una volta, con le sezioni, i volantini, i volontari anziché roba come Youdem o Redtv che costano un sacco e non danno alcun risultato. Ma sa perché rifarei un bel partito di massa vecchio stampo? Perché lì, ci sarebbe più democrazia autentica, e quello è l’unico modo di moltiplicare i centri di controllo, tagliando per tempo le mele marce».