Non è più reato offendere l’identità turca

da Istanbul

Da ieri la Turchia è più vicina all'Europa. Il parlamento di Ankara ha approvato con 250 voti favorevoli la riforma dell'articolo 301 del codice penale turco, edizione 2004, che puniva l'offesa all'identità nazionale. La seduta è durata oltre 10 ore e la votazione è arrivata all'alba dopo una lunga discussione parlamentare.
L'articolo aveva fatto finire davanti al giudice centinaia di intellettuali ed esponenti politici, fra cui il premio Nobel Orhan Pamuk, la scrittrice Elif Shafak, e il giornalista armeno Hrant Dink. Tutti e tre erano stati messi sotto accusa dall'avvocato ultra nazionalista Kemal Kerincsiz, arrestato a gennaio nell'ambito dell'operazione «Ergenekon», durante la quale erano stati arrestati i membri più influenti del cosiddetto «Stato Profondo», una sorta di Gladio turca.
La riforma dell’articolo 301 ha un grande valore simbolico e renderà più difficile i processi. Dal nuovo testo scompare la dicitura «identità turca», che verrà sostituita con «Nazione turca». Non solo. Prima di finire davanti al giudice, le accuse dovranno avere il via libera dal ministro della Giustizia. Infine, la pena detentiva scende da un massimo di tre anni, a un massimo di due anni di reclusione.
Si tratta di un risultato molto importante per il governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan, che è arrivato all'emendamento dopo mesi di mediazioni anche all'interno dello stesso partito di maggioranza, Akp. Il premier, insieme con il presidente della Repubblica Abdullah Gul, e l'attuale ministro della Giustizia Mehmet Ali Sahin erano da tempo convinti sostenitori della necessità della riforma. Proprio Erdogan ha dichiarato di recente che il nuovo 301 è un primo passo verso una Turchia ancora più democratica e rispettosa della libertà di pensiero. L'emendamento fa contenta anche l'Europa, che da tempo chiedeva il cambiamento del testo.
Superato un ostacolo, l'esecutivo islamico-moderato ha altri due problemi immediati da affrontare. Ieri il partito di maggioranza Akp ha presentato alla Corte costituzionale la sua difesa contro la richiesta di chiusura avanzata in marzo dalla Procura generale per attività antilaiche, aprendo di fatto il processo a suo carico. E oggi a Taksim, nel centro di Istanbul, sono previsti scontri fra le forze dell'ordine e i sindacati per il corteo del primo maggio. Il governo e la prefettura non l'hanno autorizzato per motivi di sicurezza. Il premier ha fatto appello al buon senso, mettendo a disposizione altre piazze, considerate più tranquille. I sindacati dal canto loro hanno promesso mezzo milione di persone, pronte a sfidare anche la dura repressione della polizia.