Non più trenino, ora vuole l’ascensore

Paola Setti

E non chiamatelo più trenino. Per la serie «Noi siamo piccoli ma cresceremo» la Ferrovia Genova-Casella tanto per cominciare pensa in grande. L’anno prossimo sogna di fare un regalone alla città, elaborando un progetto di fattibilità per un ascensore fra piazza Manin e Brignole, per collegare Casella alla stazione genovese in un batter di binario. In attesa di trovare le risorse, tante, Alberto Villa l’amministratore unico che al «fu trenino» ha impresso la svolta della grandeur, ne ha recuperate altre, 3.320.000 per la precisione, e in larga parte le ha già pure spese, con 50 delibere nel solo 2005 contro le 21 nel 2004 del suo predecessore.
Lo stanziamento più cospicuo ammonta a un milione di euro e spiccioli che dal 9 gennaio in poi serviranno al rinnovo e alla revisione straordinaria di circa 6 dei 24 chilometri di binari. Al secondo posto nella classifica dell’«operazione svecchiamento» stanno 820mila euro per il restyling della stazione di Manin. I soldi ci sono già, li ha dati lo Stato, Villa resta in attesa che la Regione firmi la delibera. Il resto è una rinfrescata generale, dalla revisione degli armamenti ferroviari al rinnovo delle rotaie, dall’adeguamento degli impianti elettrici alla messa in sicurezza di muri e pareti rocciose.
E poiché fra poche ore sarà il 2006, ecco il futuro: ci sarà un piano di sviluppo aziendale, lo sta elaborando il dipartimento logistica e trasporti dell’Università, con un investimento di 21.500 euro. Al piano di sicurezza verranno destinati 15-18mila euro. Arriveranno computer e server nuovi di zecca per altri 15mila. E la Ferrovia si doterà di un «centralino telefonico di ultima generazione» da 5mila euro. Fra i progetti, spicca poi quello che vedrà il rifacimento della stazione di Casella, con il sindaco Marco Baffetti che vorrebbe approfittarne per riqualificare l’intera area circostante. Fra i sogni c’è quello di trovare partner privati per portare in gita disabili, anziani e bimbi degli orfanotrofi.
In fondo tutto è già cambiato qui, sulla rotaia che risolve la giornata dei pendolari e allieta le domeniche degli escursionisti. Sono stati assunti giovani e donne, ripristinati buoni rapporti con i sindacati «dopo un’era di gelo con la precedente amministrazione» spiega Villa, e la Genova-Casella ha ampliato i propri orizzonti, dalla partecipazione a varie borse e Fiere, come la Bit di Milano, alle giornate a tema, come le domeniche con le hostess «Babbo natale». Il 6 gennaio ci sarà il tradizionale appuntamento con i due treni «Befana Express», là dove le Babbe Natale si trasformeranno naturalmente in Befane, poi non resta che aspettare la vera sorpresa dell’anno, il vagoncino F23 che, dopo 60 anni trascorsi a San Marino, ha trovato una nuova casa qui, forte di una corteccia che non ha ceduto alla vecchiaia e di un restauro alla Cmf di Strevi, in quel di Alessandria, costato 36mila euro di fondi europei. L’han trasportato con un Tir, dopo una lunga trattativa avviata nel 1990 dal direttore della ferrovia Genova-Casella Paolo Gassani fra i ministeri degli Esteri delle due Repubbliche, Italia e San Marino. Adesso quel carro merci trasporterà i ciclisti che percorrono l’eurovelo, il percorso che dal Nord Europa arriva in Sicilia, consentendo loro, finalmente, di valicare l’Appennino in treno, 18 bici alla volta. Il console di San Marino Giancarlo Valli aveva parlato di «frammento di storia e di emozione» e si era rammaricato che la Repubblica non avesse più voluto ripristinare il trenino bianco e azzurro che collegava Rimini e San Marino, lasciando alla Genova-Casella l’esclusiva di una linea così. Villa invece l’ha preso come un segnale.
L’obiettivo è ambizioso. Aumentare i passeggeri, oggi sono 200mila all’anno, 85mila pendolari, 45mila occasionali, 70mila turisti di cui 15mila bambini. E allora virgola ce la vedremo.