Non piace alla Borsa l’arrivo di Telefonica

In due sedute il titolo ha perso circa il 5% (ieri -2,98%). Chiariti gli accordi dei nuovi azionisti su diritti di veto e di prelazione

da Milano

A Piazza Affari non piace la Telecom targata banche e Telefonica, la società iberica guidata da Cesar Alierta. In due sedute il titolo del gigante delle tlc ha perso oltre il 5%. Ieri la giornata è stata particolarmente pesante (meno 2,98%) dopo il taglio del rating di Morgan Stanley da equal a underweight con target price a 1,9 euro. Secondo la casa di brokeraggio, il titolo non sarebbe «attraente» considerando il possibile calo del dividendo, il payout limitato dalla bassa crescita e le attese di un calo dell’Ebitda dal 2008. Sotto pressione anche Pirelli scese infatti del 2,31% a 0,89 euro. Male anche Telecom Italia Media che ha perso il 2,56% dopo il più 4,81% di lunedì sulle ipotesi di cessione degli asset televisivi della compagnia telefonica. Intanto si chiarisce il giallo sui diritti di veto di Telefonica. I soci italiani hanno fatto pervenire alla Consob un documento per spiegare la governance della nuova holding. Il gigante iberico, primo azionista di Telco la holding che controllerà con poco più del 23% Telecom Italia non avrà diritti di veto ma potrà uscire dall’azionariato attraverso un’operazione di scissione nel caso in cui non sia d’accordo su operazioni di cessioni all’estero per Telecom Italia, il cui valore ecceda i 4 miliardi di euro, o su operazioni di alleanza strategica di rilievo con operatori di tlc.
Quanto a Telco, Telefonica avrà il diritto di esprimere il proprio gradimento all’ingresso di nuovi soci italiani anche prima di esercitare il diritto di prelazione di cui gode e che è comunque successivo a quello di Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Sintonia. Si tratta dunque di norme che mirano a mantenere per quanto possibile la maggioranza di Telco in mani italiane, anche in caso di uscita di uno dei soci e garantiscono a Telefonica di poter avere voce in capitolo, o poter uscire da Telco, in caso Telecom decida di cedere asset considerati fondamentali come ad esempio Tim Brasil. Quanto alle quote di Telco risultano confermate le notizie sin qui diffuse: Generali avrà il 28,1%, Intesa Sanpaolo e Mediobanca avranno il 10,6% a testa Sintonia l’8,4% mentre Telefonica deterrà il 42,3%. Per Telefonica, invece, non dovrebbero prospettarsi conflitti di interesse in Brasile nonostante Telecom controlli Tim Brasil, gestore numero due del paese e agli spagnoli faccia capo il 50% del leader di mercato, Vivo. Secondo il gigante iberico infatti anche se la legge proibisce alle imprese telefoniche di possedere licenze operative in più aziende operanti nella stessa area, come Tim e Vivo dato che il management di Telecom e Telefonica resterà indipendente non dovrebbero esserci problemi.