«Non possiamo tenerli tutti in carcere»

«Ogni giorno, a ogni udienza, vengono portati davanti a ognuno di noi almeno quattro stranieri accusati di avere violato le leggi sull’immigrazione. Vogliono dire, nella sola città di Milano, 240 stranieri al mese. Dovremmo tenerli tutti in carcere, nell’eventualità che uno di loro una volta scarcerato commetta un crimine più grave? Credo che non si possa pretendere questo. Sia perché non ci sarebbe dove metterli. Sia perché sarebbero più degli spacciatori di droga che finiscono in carcere nello stesso periodo, e questo francamente non mi parrebbe giusto». Ilaria Simi de Burgis è un giudice lontano da vocazioni barricadiere. Ma con il meccanismo infernale delle espulsioni che restano sulla carta fa i conti ogni giorno, nelle aule del tribunale di Milano. La sua spiegazione di quel che accade in quelle aule è semplice.
E voi cosa fate?
«Se accerto che l’espulsione era legittima e non dimostrano di avere avuto un buon motivo per non andarsene, convalidiamo l’arresto. A volte accade che un’espulsione sia annullata perché non era stata tradotta in una lingua comprensibile allo straniero. Se invece convalidiamo l’arresto, subito dopo li liberiamo, perché il loro reato consente quasi sempre la sospensione condizionale. E io non posso tenere in carcere uno che al momento del processo sarà sicuramente liberato. A quel momento tornano liberi. Quando arriva il giorno del processo, spesso non si presentano neppure. Nel frattempo, tutto questo meccanismo inutile è servito soltanto a fare statistiche di polizia e a far guadagnare un po’ di soldi all’avvocato d’ufficio, che è quasi sempre pagato dallo Stato».
E con i romeni come vi comportate?
«I romeni sono cittadini comunitari e quindi godono di tutele particolari. Ciò non toglie che siano stranieri, e che se sono condannati per un altro reato il giudice possa in determinati casi disporre che al termine della pena siano espulsi dall’Italia. Ma in questo caso l’espulsione è una pena accessoria, e quindi in caso di patteggiamento non viene inflitta».
Le vostre aule sono piene di recidivi. Tutta gente che ha patteggiato?
«Molti patteggiano. Ma ci sono anche casi in cui l’espulsione non viene inflitta. E casi in cui rimane sulla carta».