"Non potevo lasciar morire quel bimbo sotto il metrò"

Alessandro Micalizzi, il carabiniere eroe che ha salvato il bimbo caduto sui binari del metrò

«Alla fine, quando l’emozione lascia il posto alla ragione, ci ho pensato, eccome se ci ho pensato al pericolo che ho corso. Quando poi ho sentito scoppiare un applauso, avevo il cuore in gola».
E ha realizzato di aver agito d’impulso, con il pensiero fisso solo alla salvezza di quel bambino...
«Assolutamente. Nessuno perderebbe tempo vedendo un bambino inerme sulle rotaie del metrò, rischiando che possa arrivare il treno e investirlo, le pare? Tanto meno un carabiniere».
Gli eroi viaggiano in metropolitana e non sempre indossano la divisa. Ad esempio Alessandro Micalizzi, 23 anni, originario di Pace Del Mela (Messina) e carabiniere alla stazione di Pioltello, lunedì pomeriggio era libero dal servizio. Stava tornando in caserma, fermata della metropolitana di Loreto, ore 16, orario di punta, tantissima gente. Alessandro è appoggiato al muro, potrebbe pensare esclusivamente ai fatti suoi, ma un po’ sarà il mestiere, un po’ la curiosità ma a volte è utile dare un’occhiata intorno.
Ed è allora che ha notato quel bambino?
«Beh, sì. A occhio e croce avrà avuto 8 anni, 10 al massimo. Indossava un giubbotto marrone e scendeva sulla banchina dal treno diretto a Cascina Gobba con una donna adulta e un’altra bimba di circa 6 anni, suppongo la madre e la sorellina. Di sicuro erano orientali, ma non cinesi o giapponesi...Non saprei dire la nazionalità precisa».
Perché ha attirato la sua attenzione?
«Perché teneva in mano un videogioco. Ed era così immerso in quel suo passatempo da non guardare dove stava andando. “Finirà per cadere sulle rotaie“ ho pensato allora notando che con il piede sinistro rasentava il margine del marciapiede. Non avevo ancora formulato quella riflessione che l’ho visto sbilanciarsi e piombare di peso nella fossa delle rotaie».
A quel punto lei ha reagito in pochi istanti...
«Dopo il treno da cui era sceso il bimbo doveva arrivare il mio. Era una questione di attimi. Non ho nemmeno guardato il tabellone degli orari, mi sono lanciato sulle rotaie. Il bambino perdeva sangue da un orecchio che aveva battuto cadendo, non piangeva ma si lamentava, senza però mai lasciare il videogioco che teneva stretto fra le mani. Facendo attenzione a non toccare le rotaie coi piedi, l’ho tirato su per il giubbotto e l’ho appoggiato sul pavimento della banchina che mi arrivava all’altezza del petto: sono alto un metro e 90. Ricordo che un uomo sui 60 anni, mentre risalivo, ha spostato il piccolo dal ciglio del marciapiede, mettendolo in salvo definitivamente. In quel momento, sull’altro binario, dove la gente aveva visto tutto, è scoppiato l’applauso. Io, intanto, stavo cercando di capire come mai, con quel gesto, mi fossi bagnato completamente il piede destro e la caviglia. E mentre salivo ho notato che c’era una canalina d’acqua ai lati del binario. Solo a quel punto ho guardato il tabellone degli orari: mancava meno di un minuto all’arrivo del treno».
E com’è finita?
«Mentre raccomandavo al bimbo di fare più attenzione, la donna che era con lui continuava a ringraziarmi e, davanti alla mia intenzione di chiamare un’ambulanza, mi ha dissuaso sostenendo che ci avrebbe pensato lei a portare il piccolo al pronto soccorso. Io sono andato a Pioltello e ho raccontato l’accaduto al mio comandante. Poi ho chiamato casa: mio padre è brigadiere, i suoi due fratelli pure...Sono tutti molto fieri di me».