Non prendete quell’autostrada c’è un serial killer australiano

Modello di Wolf Creek («Torrente del lupo») di Greg McLean è Non aprite quella porta di Tobe Hooper. Anziché il Texas, lo sfondo è il deserto australiano; anziché una famiglia di sadici degenerati dediti anche alla macelleria animale, c’è un solo sadico degenerato, dedito alla meccanica automobilistica. Per il resto Wolf Creek denuncia vane copiature da Duel e The Blair’s Witch Project, ammiccamenti a cinefili di recente formazione. Se il film manca d’originalità, è dignitoso nella confezione e ciò spiega come mai - in quota «australiani» - sia giunto alla serie B dell’ultimo Festival di Cannes. Come ogni folle, gli assassini seriali sono soggetti senza interesse: registi e sceneggiatori sono dunque costretti a conferire loro una razionalità e un’efficienza contrastanti con l’anormalità. Ciò vale anche per il personaggio interpretato da John Jarratt, compendio di vari, reali «mostri» dei primi anni Novanta. Il finale aperto dovrebbe suscitare inquietudine, stemperata però dall’isolamento della minaccia, che si abbatte solo su chi la va a cercare, viaggiando dove non c’è nulla e per giunta su auto usate.

WOLF CREEK (Australia, 2004) di Greg McLean, con John Jarratt, Nathan Phillips, 99 minuti