"Non è reato scaricare musica da internet"

La Procura di Roma chiede di archiviare l’inchiesta sugli indirizzi web più cliccati da chi condivide brani e film senza pagare. Il pm: "Fenomeno diffuso, di difficile criminalizzazione". E intanto è boom per la vendita on-line di canzoni

Milano - Le flotte degli imperi di musica e cinema vincono gli scontri in campo aperto, ma i corsari del download libero ribattono con la guerriglia. E la battaglia del peer-to-peer, l'imponente fenomeno della circolazione gratuita di film e brani su internet, continua di casa in casa, di computer in computer, in un perenne equilibrio. Nei mesi scorsi i gestori di molti server italiani, i grandi computer che ci connettono alla Rete mondiale, hanno bloccato il traffico del più famoso software di condivisione, eMule, ma la comunità di «scaricatori» ha subito trovato la via per dribblare i blocchi.

E anche ieri si è combattuto colpo su colpo. Mentre l'Ifpi, la Federazione internazionale delle industrie discografiche, annunciava trionfalmente il boom senza precedenti delle vendite legali di musica elettronica, un pubblico ministero della Procura di Roma chiedeva l'archiviazione di un'inchiesta su alcuni dei più importanti siti web fautori del download libero (emuleitalia.net, bearshare.com, bittorrent.com). E le parole del pm Giorgio Ferri sembrano aprire una falla non trascurabile nella difesa delle major: «Non appare possibile dare rilevanza a un fenomeno assai diffuso, di difficile criminalizzazione e avente accertamenti quasi impossibili in termini di raccolta della prova». Parole pesanti accolte festosamente dai fan dello «scaricamento». «In realtà - si affretta a precisare Enzo Mazza, presidente della Fimi, l'associazione dei discografici italiani - nessuno ha detto che è lecito scaricare senza pagare. L'indagine riguardava tre siti che danno informazioni e strumenti per il peer-to-peer, ma non permettono direttamente di scaricare brani». Dalle pagine web in questione è possibile scaricare i software necessari ad arrivare a musica e film. Ma la «resa» del pm non è irrilevante, viste le considerazioni che l'accompagnano: «Non sembra o almeno non è pacifico che le condotte che si vogliono censurare penalmente abbiano rilevanza», al tempo stesso - scrive il magistrato- «è indiscusso che sia colui che è download che colui che è upload commetta un torto di natura civilistica per i diritti d'autore, comunque evasi». Il pm insomma insiste sul danno civile, ma frena sulla possibilità di punire penalmente chi scarica, da sempre cavallo di battaglia dei discografici.

Che il fenomeno sia imponente e diffuso del resto non c’è dubbio, vista che si parla di 4 milioni di canzoni in Rete e una quantità di film e serie tv che cresce esponenzialmente. I tentativi di imporre freni tecnologici hanno scarso successo. Basta vedere il caso di Apple, che l’altro giorno ha lanciato un «negozio» on line per il noleggio di film. Pochi giorni dopo sul web circolava già la notizia che era stato trovato il modo di «crackare» i film scaricati dall’Apple iTunes e tenerseli sul computer a tempo indefinito.

Di mezzo c’è la complessa questione del diritto d’autore ma anche la libertà, riconosciuta dall’ordinamento italiano, di disporre come si vuole di un bene una volta acquistato. Come finirà la battaglia? Difficile dirlo, ma sul piano culturale i due fronti si influenzano reciprocamente. Le major si sono convinte a puntare sulla diffusione di musica in Rete e lo «scaricamento» legale ha convinto molti navigatori. Il giro d’affari è cresciuto del 44% e oggi il 15% del mercato musicale italiano viaggia su pc o telefonini.