«Non resta che uno scopo: fermare l’oscurantismo»

Parla Mohammed Abtahi, il «cervello delle riforme», consigliere di Khatami: «La Nobel Ebadi sbaglia a chiedere il boicottaggio»

Gian Micalessin

da Teheran

Lo chiamavano il cervello delle riforme. Lui piccolo, grassoccio ed eternamente sorridente non se ne fa vanto, ma non dimentica i sette anni passati al fianco del presidente uscente Mohammed Khatami. Sette anni da capo dell’ufficio presidenziale e da vice presidente. L’hojatoleslam Mohammed Abtahi, 47 anni e un turbante nero da sayyed che lo lega dinasticamente al Profeta, tirò i remi in barca lo scorso anno quando il movimento riformista perse il controllo del Parlamento. «Da allora, scherza, dovrei consigliare il presidente, ma non faccio che mangiare e ingrassare».
In verità da sabato scorso, qualcuno ha rincominciato a tirarlo per il saio. Sbaragliato e sconfitto al primo turno il movimento riformista ha bisogno anche di Abtahi per decidere se assistere indifferente alla vittoria del super falco integralista Mahmoud Ahmadinejad o se invece far fronte comune con il detestato Hashemi Rafsanjani.
Per il Nobel Shirin Ebadi, Rafsanjani non ha i requisiti minimi di un candidato democratico...
«Per questa settimana penserei a votare Rafsanjani, quando il pericolo sarà passato rincomincerò a criticarlo».
Teme l’astensionismo?
«Per anni molti cosiddetti intellettuali hanno sparato a zero su Khatami mettendo in dubbio le sue capacità di attuare le riforme. Nessuno di loro però ha saputo sostituirlo e adesso piangono. Ma è troppo tardi. Adesso devono scegliere tra Rafsanjani e Ahmadinejad. Se siamo arrivati a questo la colpa è anche loro. Mentre i nostri “amici” ci facevano la guerra, i nemici hanno avuto mano libera. Non ci sono mai stati tanti prigionieri politici, assassinii, chiusure di giornali come in questi anni. Se invece di attaccarci avessero fatto fronte comune non ci ritroveremmo in questa situazione».
In cambio dei voti cosa chiederete a Rafsanjani?
«Nulla. Gli chiediamo solo di non far vincere Ahmadinejad. Rafsanjani sa senza dirglielo che senza di noi non potrà cambiare nulla. La battaglia è tra lui e la Suprema Guida Alì Khamenei. Lo scontro non è tra due persone, ma tra due schieramenti. Da una parte c’è chi in modi diversi vuole il progresso, dall’altra c’è il ritorno all’oscurantismo».
Temete veramente una vittoria di Ahmadinejad?
«Certo! Il pericolo esiste. Lui ha dietro una lobby potentissima capace di scaricare personaggi come l’ex capo della televisione Larjani, considerato fino a una settimana fa il preferito dalla Suprema Guida, e l’ex capo della polizia Qalibaf arrivato alle presidenziali arrestando studenti e perseguitando i dissidenti. La comparsa in scena di Ahmadinejad e la cancellazione di esponenti di spicco come Larjani dal blocco conservatore ha radicalizzato le posizioni. Anche perdendo Ahmadinejad lascerà dietro una società lacerata».
Vi hanno sconfitto i brogli o l’apatia degli elettori?
«Io non penso a brogli evidenti. Penso a forti azioni di lobby da parte di organizzazioni in grado di muovere molti voti favorite dall’ignoranza dell’elettorato. Molti hanno votato Ahmadinejab ignorando chi fosse. Molti sottovalutano il suo fanatismo e la sua intolleranza verso libertà, democrazia e diritti civili. Dicono che Ahmadinejad sia uno spauracchio per convincere Rafsanjani a un accordo sulla spartizione del potere. Questa è un’altra tesi cara a quel manipolo d’intellettuali che ci ha ridotti a dover scegliere tra il male e il peggio. Con questa logica bisognerebbe pensare che Ahmadinejad avvantaggia anche Rafsanjani perché spinge tutti a votarlo...»
Gira anche questa voce...
«I fedelissimi di Khamenei di certo non appoggiano Rafsanjani. Per ora Ahmadinejad mi sembra l’uomo più fedele al leader. È una sua marionetta? Liquidarlo così è un altro errore. È semplicemente l’uomo capace di sfruttare al meglio le divisioni tra i fautori del boicottaggio e le lobby pronte a usare tutti i mezzi a disposizione per controllare il voto».
Cosa farete per mandare la gente a votare?
«Tra i riformisti c’è il panico, correranno a votare in maniera assolutamente normale. Il problema sono le frange che ragionano in maniera complessa. Qualcuno boicottando il voto o addirittura votando per Ahmadinejab s’illude di favorire un intervento straniero e la fine del sistema. Ma sono degli illusi, sragionano sulla testa dei cittadini. Gli americani hanno già abbastanza problemi in IraK, si limiterebbero a varare sanzioni e a irrigidire l’embargo».
Qualcuno lavora per favorire un intervento straniero?
«Non parlo di complotto parlo d’idee sballate».