«Non restituiremo ai russi quella bimba»

Monica Bottino

da Genova

«Facciano a me quello che vogliono, ma non permetterò che Maria torni in Bielorussia, in quell’orfanotrofio dove l’hanno violentata. Io so che la bimba si ucciderebbe». Parla decisa e senza incertezze la signora Franca. Perché non c’è mamma che può avere paura di una giustizia ingiusta. Come quella che vorrebbe, in nome di «buoni» rapporti internazionali, che questa madre affidataria restituisse Maria ai suoi carnefici. Oggi Maria si trova nascosta in una località segreta e la famiglia di Arenzano, nel Ponente genovese, che l’accoglie ormai da anni per le vacanze estive, non la rivelerà mai. L’hanno detto ai giudici del tribunale dei minori. L’hanno dichiarato ai carabinieri.
Maria ha dieci anni, la pelle diafana, i capelli biondi. Maria ha le bruciature di sigarette sulle braccia e disegna bambini legati, seviziati, violentati. Maria vive in un orfanotrofio di Vileika, all’ombra di Chernobyl. «All’ospedale Gaslini di Genova i medici non hanno avuto dubbi - dice la mamma genovese di Maria -: la bimba ha subito violenze sessuali». Ma non c’era bisogno di visite. Bastava guardare il blocco dei disegni. Violenti come quello che Maria ha vissuto nell’orfanotrofio. L’ultima volta, nella valigia che la mamma le aveva preparato per tornare a Vileika, la bimba aveva messo delle lamette.
«Sa cosa mi ha detto? - dice la signora - Mamma, se io torno laggiù mi uccido... così vado tra gli angioletti e poi rinasco nella tua pancia e posso stare con te». Mamma e papà sono stati denunciati per sottrazione di minori, ma a loro non importa. La battaglia è appena cominciata, anche perché Maria non sarebbe la sola bambina molestata. Tanti sono stati i casi denunciati tra mille paure. «Le perizie mediche parlano per loro - dicono i genitori affidatari di Maria -. Nessuno in coscienza potrebbe consentire un ritorno in patria della bambina. Sappiano che se Maria dovesse essere rimpatriata non la vedremmo più». Non si contano le volte che la coppia è andata in Bielorussia chiedendo di poter adottare la bambina. Ma non è stato concesso.
Il Tribunale dei minori di Genova agli inizi di agosto aveva emesso un provvedimento cautelare che sospendeva il ritorno finché non fosse stato chiarito che cosa accadeva nella struttura di Vileika. Ora il provvedimento è stato revocato - probabilmente su pressioni internazionali - e la coppia genovese ha nascosto la piccola, rifiutandosi di indicare il nascondiglio ai carabinieri, che conducono gli accertamenti sulla vicenda. Il caso internazionale potrebbe sollevare il coperchio su una vicenda oscura. Sono ventimila ogni anno i bambini che dalle zone di Chernobyl vengono a trascorrere vacanze da famiglie italiane che pagano profumatamente i biglietti aerei alle linee biolorusse. Il caso di Maria potrebbe essere la punta di un iceberg.