Il «non riconciliato» Bellocchio protagonista alla Mostra di Pesaro

In cartellone una retrospettiva sul regista ma anche pellicole da Corea, Spagna e Finlandia

Cinzia Romani

da Roma

Come una signora matura e ben conservata, la 41ª edizione della Mostra internazionale del Nuovo cinema di Pesaro (25 giugno – 3 luglio) non rinnega i propri scapigliati trascorsi, ma li rammemora con forza. Così quest’anno palpiti e premi andranno, nel quadro di un Evento Speciale, all’icona per eccellenza di ogni ribellismo giovanile, a quel Marco Bellocchio da Piacenza che, stavolta, sarà giubilato come soltanto agli artisti scomparsi si conviene.
Al regista di Buongiorno, notte, infatti, gli organizzatori della Mostra conferiranno la cittadinanza onoraria di Pesaro, la sera del 2 luglio. Senza contare che del cineasta in rivolta permanente (sedabile per intervalli nel quieto borgo etrusco di Barbarano Romano, dove l’enfant terribile possiede una casa) sarà proposta una retrospettiva-lampo. Con particolare focus sul rapporto tra Bellocchio e il suo cinementore (all’epoca, si disse «plagiatore») Massimo Fagioli, nel ’68 promotore della Nuova Psichiatria. Da Il diavolo in corpo (1986) a Il sogno delle farfalle (1994), pellicole costruite su ispirazione del Fagioli-pensiero, molto in voga quasi quarant’anni fa. «Sono tutt’altro che riconciliato: resto un ribelle che sceglie una lotta senza spargimento di sangue» conferma Bellocchio, già portavoce del discutibile Fagioli.
Tuttavia la Mostra pesarese, fondata nel 1965 da Bruno Torri e da Lino Micciché (del quale si ricorda la scomparsa), altri argomenti ne ha. Dalle sorprese del cinema sudcoreano in digitale (un titolo su molti: Capitalist Manifesto) ai tormenti del gruppo finlandese Kinotar, che ha un esegeta in Mika Taanila, con relativa retrospettiva, passando per il regista spagnolo Victor Erice, con il suo realismo magico, molti saranno gli spunti offerti. dalla manifestazione
Tra amarcord e audaci proposte, poteva mancare una manifestazione di rispetto per certi produttori generosi, che in anni diversi seguirono piste non battute? Cittadinanza onoraria, dunque, anche ad Amedeo Pagani, definito «implacabile apripista» dagli organizzatori della Mostra.