Non gli riesce il ribaltone Adesso la sinistra incita alla rivoluzione di piazza

Dopo aver fallito col governo tecnico, la sinistra cerca la prova di forza. Bersani vuole il voto anticipato a qualsiasi costo. Così si mette in moto l'ala più radicale. Vendola: "Bisogna catalizzare la rabbia"

Roma - Non riescono a mandare a casa il governo in parlamento perché non hanno i numeri per farlo. Non gli è riuscito nemmeno il ribaltone con il famoso governissimo auspicato a più riprese dai big del Pd. Ora l'ultima spiaggia è cavalcare l'odio di piazza, come già successo durante la campagna elettorale per il referendum. Se ieri il leader Idv Antonio Di Pietro cavalcava il viscerale sentimento anti casta per lanciare a settembre una nuova manifestazione (l'ennesima) contro il governo e gli sprechi della politica. La stessa ricetta è stata adottata anche dal leader del Sel, Nichi Vendola, che oggi, in una intervista all'Unità, ha annunciato che vuole dare un segnale chiaro al governo e che in autunno organizzerà un'altra manifestazione, coinvolgendo i movimenti, le donne e i precari, per dare una spallata al centrodestra. Si prospetta un autunno molto caldo. 

"L’unico modo per voltare pagina è licenziare il governo Bisignani-Milanese e andare al voto". Sembra che il Partito democratico abbia deciso di mandare avanti la sinistra più estremista per attaccare il governo. A margine dei lavori della Direzione del Pd, Enrico Letta continua ad attaccare frontalmente Palazzo Chigi invitando l'opposizione ad "aprire subito la crisi di governo". Ma non è a questo livello il tipo di battaglia che l'opposione vuole combattere. Pier Luigi Bersani vuole arrivare al voto anticipato ("I mercati capiranno"), a qualsiasi costo. Dopo aver tentato la via del ribaltone e degli intrighi di palazzo, la sinistra prova infatti la spallata incanalando la protesta nella piazza. Fomentare l'odio contro il centrodestra è l'asso che Bersani e compagni vogliono calare per provare a uscire da una situazione di empasse. "Il centrosinistra è uno straordinario potenziale, ora servono segnali chiari - minaccia Vendola - una grande manifestazione in autunno per dire che siamo in campo, che vogliamo coinvolgere da protagonisti i movimenti, dalle donne ai precari". Il governatore della Puglia boccia infatti l’ipotesi di un governo istituzionale ("Non c’è spazio per formule tecnocratiche o diversivi tipici del trasformismo") e invita i centristi di Pier Ferdinando Casini a fare "chiarezza" definendo "non più sostenibile l’equidistanza tra centrosinistra e Berlusconi". Dalla Santa Alleanza di Massimo D'Alema, si passa alla grande ammucchiata di Vendola. La prima puntava a spodestare il governo in parlamento, la seconda tenterà le maniere forti in piazza.

Le minacce di Di Pietro non differiscono tanto da quelle di Vendola. E, come diceva ieri lo stesso Partito democratico, si tratta di semplici spot elettorali volti a conquistare la pancia della gente. Nel centrosinistra, secondo Vendola, c’è infatti "una larga convergenza sul carattere classista di questa manovra". Tirare in ballo l'Udc, la Cei e, più in generale, l'area moderata, punta appunto a creare una protesta trasversale. Ne è convinto anche Bersani: "Con Idv e Sel stiamo discutendo le proposte di programma. Con l’Udc abbiamo concordato in Parlamento gli emendamenti alla manovra". Ma prima di lavorare ai programmi la sinistra vuole dare una prova di forza. E la piazza è il luogo adatto per far partire l'offensiva. Vengono alla mente parole come sovversione e rivolta. "La svolta è matura nella società, ora è il momento di scrivere un’agenda comune e di aprire il cantiere dell’alternativa con al centro la questione sociale e morale - continua Vendola - se la politica non sarà in grado di catalizzare la rabbia e la speranza, rischiamo che prevalgano nuovi blocchi d’ordine". Ed è proprio sulla rabbia e le attese della piazza che sia Vendola sia Di Pietro cercano di far perno nelle proprie invettive.