«Non riesco a immaginare chi possa odiarmi tanto»

«Non so chi mi abbia sparato, non l’ho nemmeno visto. Non ho mai ricevuto minacce e non riesco a immaginare chi mi odiasse a tal punto». Come una litania anche ieri pomeriggio dal letto del reparto Zonda del Policlinico, Edoardo Austoni ha ripetuto quanto già dichiarato lunedì sera subito dopo essere stato ferito alle gambe. Nessun passo avanti dunque per gli inquirenti, il pm Tiziana Siciliano, il dirigente della squadra mobile Vittorio Rizzi, il capo della sezione omicidi Antonio Scorpaniti.
I tre l’hanno sentito per un’oretta circa, arrivati alle 16 sono usciti alle 17.30, un tempo troppo breve perché il famoso urologo abbia potuto mettere a verbale indicazioni utili alle indagini. E difatti all’uscita dall'ospedale il magistrato si è limitato alle solite frasi di rito come «abbiamo raccolto elementi utili che valuteremo con attenzione, ma serve molto tempo per fare le cose bene. Austoni ha fornito diversi elementi che attendono di essere verificati. Anche riguardo alla ricostruzione di quanto accaduto ci sono degli elementi che necessitano di essere approfonditi». In attesa di «...maggiori accertamenti per fare le cose in maniera scrupolosa...».
Dunque si riparte da lunedì sera, quando alle 20 il primario esce dalla casa di cura «Policlinico» di via Dezza 48 a bordo della sua Porsche Carrera nera. Un’ombra sbuca dal nulla. «Non l’ho visto arrivare, ho sentito andare in frantumi il vetro, poi il dolore alle gambe». Il feritore infatti punta basso, quasi all’inguine dell’uomo. «Mi sono istintivamente protetto la parte sotto tiro» aggiunge Austoni. E questo spiega le ferite anche alle mani e alle braccia. Dieci colpi, tanti i bossoli poi ritrovati, in rapida successione e a bruciapelo. Poi la fuga di due individui: uno a piedi e uno in moto. Riferiscono alcuni testimoni oculari. Ma la polizia sospetta che l’attentatore fosse solo, e l’altro fuggitivo possa essere un passante a cui la sparatoria ha messo le ali ai piedi.
Perché l’ipotesi più solida rimane quella formulata a caldo: il feritore voleva «punire» il medico. Non si sparano dieci colpi a mezzo metro senza centrare organi vitali. Non si sparano dieci colpi se non c’è un odio personale. E non si usa una calibro 40, arma «devastante», se si vuole solo ferire. Un professionista avrebbe impiegato un calibro più piccolo.
La Siciliano, Rizzi e Scorpaniti allora hanno più volte chiesto alcuni nomi su cui effettuare accertamenti, ma ancora una volta Austoni non è stato in grado di fornire indicazioni. «Non ho mai ricevuto minacce. Ho avuto dei contenziosi, ma tutto sommato “normali” per un medico e comunque i più “seri” risalgano a non meno di quattro anni». Tesi del resto ribadita da Roberta Sabatini, moglie dell’urologo e anche lei medico, ieri uscendo dall’ospedale: «Brancoliamo nel buio e questa è la cosa che più ci spaventa. Non sappiamo cosa sia successo, di certo Edoardo non aveva ricevuto minacce. Anche perché, conoscendolo, ne avrebbe parlato in famiglia». Riguardo alle condizioni del marito ha aggiunto: «L’ho trovato dimagrito e provato».
Gli investigatori dunque dovranno partire da zero: risentire tutti i testimoni per chiarire la dinamica, controllare i tabulati telefonici delle utenze del professore per verificare chi lo abbia chiamato, analizzare le cartelle cliniche di tutti gli interventi, con particolare attenzione a quelli non riusciti. Un lavoraccio né semplice né breve.