Non rischia solo Ronaldo Anche Capello a fine corsa

Fino al quindici di novembre il quadro non sarà completo. Quella la data delle ultime quattro sfide dei play off per andare in Polonia e Ucraina, oggi a Cracovia si conosceranno gli accoppiamenti ma Gianni Trapattoni e la sua repubblica d'Irlanda sanno già che non dovranno affrontare l'avversario più rischioso, Cristiano Ronaldo e il Portogallo "merengue" (oltre a Cristiano, anche Pepe e Coentrao mentre Carvalho ha litigato con l'allenatore Bento e non rientra nel gruppo), come gli era accaduto per lo spareggio mondiale contro la Francia. Le due nazionali sono teste di serie, insieme con Croazia e Repubblica Ceca, per cui “pescheranno“ Turchia, Bosnia, Estonia o Montenegro.
Di certo il fallimento del Portogallo è la notizia più grossa dell'ultimo turno di qualificazione. L'Europa del football ha espulso i due paesi che avevano organizzato l'ultima edizione, niente Austria, ed era prevedibile, ma niente Svizzera che è andata a prenderle dal Galles nella partita decisiva. E' un momento, quello del football elvetico, pieno di contraddizioni. Raramente la Svizzera aveva esportato tanti calciatori nei club importanti ma undici uomini non fanno squadra nonostante il lavoro di un professionista esperto come Hitzfeld. Così come Belgio e Serbia, altre rappresentanti della borghesia calcistica continentale, resteranno fuori dai giochi, non volendo infierire con la Slovacchia che ha nella sua argenteria di famiglia l'eliminazione dell'Italia al mondiale sudafricano ma non è riuscita a emergere nel gruppo vinto dalla Russia.
Stando ai numeri delle classifiche la Germania sembra la migliore della comitiva, dieci partite dieci vittorie, trentaquattro gol realizzati, sette subiti. Chi sta peggio? I leoni di Capello, roba piccola, diciotto punti in tutto (due partite in meno dei tedeschi), diciassette gol all'attivo, i guai di Rooney che potrebbe saltare, nella peggiore delle ipotesi, le prime due partite del torneo in Polonia e Ucraina anche se questo non dovrebbe essere un problema per Fabio Capello, il quale, molto probabilmente, ha concluso la sua avventura alla guida della nazionale inglese, nonostante la qualificazione. Storia abbastanza singolare, il tecnico bisiaco porta la squadra all'Europeo ma la stampa, l'opinione pubblica e una fetta della Football Association hanno deciso che il tempo è scaduto, la squadra è ingessata, l'ambiente terrorizzato, i progressi di qualità del gioco non si sono visti e Capello nulla ha fatto e nulla fa per rendersi meno duro nei rapporti, come se il suo ruolo fosse quello del public relation man e non del responsabile di una nazionale alla ricerca del tempo perduto (e mai trovato in verità, fatta eccezione per il Sessantasei casalingo).
La Spagna è come prima più di prima, solida, guascona, con l'interrogativo di Fernando Torres che "bambino" era e "bambino" è rimasto, nonostante il passaggio da Liverpool a Londra. La comitiva di Del Bosque ha la maturità per stabilire un piccolo record, cioè essere la prima nazionale a vincere consecutivamente il titolo, la Germania guida la classifica con tre successi (’72, ’80, ’96), il nostro Sessantotto resta lontanissimo. Le altre sono tutte in linea con il pronostico, l'Italia forse con qualche soldo in più da giocare, l'Olanda quasi formica e non soltanto cicala, mentre la mina vagante è la Francia, nel senso che la nazionale che ha vinto due europei sembra reduce da se stessa, si è salvata contro la Bosnia con un calcio di rigore, Laurent Blanc ha definito la prova "irritante" ma sono i tifosi francesi a essere irritati. Della Scozia promessa, premessa e null'altro che aggiungere? Ma la Serbia è una delusione vera e ieri Stankovic ha annunciato il ritiro dalla nazionale che, in verità, per i soli fatti di Genova non avrebbe meritato di presentarsi in una competizione internazionale. Polonia e Ucraina hanno goduto del privilegio di non giocare la qualificazione ma non sembrano avere alcuna possibilità di essere protagoniste, rischiando di bissare l'epilogo di Svizzera e Austria quattro anni dopo.