«Non rompiamo ma non molliamo. Per ora»

Il segretario centrista: il nodo della leadership resta sul tappeto. Baccini: non è vero. Giovanardi: fuori i nomi alternativi al Cavaliere e facciamo le primarie

Massimiliano Scafi

da Roma

Cedere? «Mai. Noi facciamo solo passi avanti». Rompere? Nemmeno: «Noi vogliamo battere il centrosinistra». Quindi? «Non rompiamo ma non molliamo, per ora»: la strategia di Marco Follini sta dunque, per ora, tutta in questo ossimoro. Tirare la corda senza spezzarla, provocare piccole scosse telluriche nella maggioranza senza arrivare a terremotare il governo, tenere alta le tensione senza causare fatali elettrochoc, aprire fronti di guerriglia senza dichiarare la guerra, ben sapendo però «che la vera battaglia sarà sulla Finanziaria». E così dalla legge elettorale, sulla quale «l’Udc non farà le barricate», lo scontro si sposta sulla manovra. «Abbiamo ribadito le nostre priorità - spiega il segretario centrista al termine della direzione -. Una Finanziaria equa e attenta alle famiglie, una riforma proporzionale e soprattutto un grande cambiamento del centrodestra».
Alla Domus Mariae Follini riunisce il partito con un giorno d’anticipo sul previsto. Le parole di Berlusconi, nonostante le smentite di Palazzo Chigi, bruciano ancora: «Definire metastasi i propri alleati non aiuta né il buon governo né l’alleanza, amareggia prima di indignare», si sfoga Follini. «Non è giusto prima chiedere l’unità e poi trattare i partner in questo modo», si lamenta Mario Baccini. È infastidito persino Rocco Buttiglione: «Le metastasi sono l’effetto di una malattia che si chiama cancro». Ma l’Udc non vuole «attaccarsi alle parole», anche se «pesano come macigni». «Non vogliamo fare l’effetto pollaio - dice il segretario nella sua relazione - e andare allo scontro uno contro l’altro, perdendo di vista le reciproche ragioni. E non lavoriamo per il re di Prussia: se qualcuno ha avuto la sensazione o la voglia di andare dall’altra parte, ha avuto il tempo di farlo e sappia che quel momento è finito». Piuttosto, l’ultimo scontro conferma che «il nodo della leadership è tuttora sul tappeto nella sua gravità» e dimostra «il destino della coalizione è affidato a un cambiamento di rotta».
Così, all’uscita, il leader centrista indica le coordinate per continuare la navigazione. Sulla legge elettorale c’è aria di intesa, anche se, precisa, «noi vogliamo una riforma e non un pastrocchio». L’Udc non ne farà una questione di vita o di morte: chiede però «di non subire ultimatum» e di «coinvolgere l’opposizione», affidando magari la mediazione a Gianni Letta. Sulla manovra invece c’è ancora da lavorare: «Intendiamo rafforzare il profilo della famiglia, visto che tale punto dalle prime anticipazioni sembra il più debole. Fa parte dell'equità trovare una formula di adeguamento sulla tassazione delle rendite finanziarie che ci porti al livello degli altri Paesi europei. Ovviamente la priorità è lo sviluppo, e su questo c'è il nostro impegno. Abbiamo affidato al ministro Baccini, al sottosegretario Vietti e al senatore Tarolli il compito di tirare le fila delle nostre proposte, quindi prevedo un segno positivo».
Ma tutto ciò, conclude Follini, «nel quadro di un grande cambiamento nella Cdl». Cambiare il timoniere? «Non ci sono problemi di leadership - assicura Baccini -, semmai c’è una diversa valutazione su come affrontare il fine legislatura. Nelle ultime elezioni il centrodestra non ha vinto nemmeno un lecca lecca al luna-park e questo è un chiaro segnale politico». Ma Carlo Giovanardi avverte: «Se c’è un candidato alternativo a Berlusconi, fuori il nome e sotto con le primarie».