Non sai risolvere un problema? Chiama il matematico indiano

A Bangalore c’è un gigantesco ufficio dove per 99 dollari al mese i professionisti dell’algebra risolvono equazioni per gli studenti occidentali

Bangalore - Kenneth è convinto che la matematica sia un’opinione: i conti non tornano mai. Non è davvero colpa sua, i numeri non amano i bambini, soprattutto quelli normali, i figli dell’Occidente. Il maestro ci prova, spiega le leggi dell’aritmetica e dell’algebra, gioca con le tabelline. Il risultato è che Kenneth prende sempre insufficiente. Che fare? La soluzione la trova il padre camionista. Serve un matematico, ma le ripetizioni private costano una fortuna: cinquecento dollari al mese. L’ultima speranza è a est. L’India è la risposta.

Tutor Vista è l’internet company fondata due anni fa da Krishnan Ganesh, è una società di tutoring on line, che conta già dieci mila clienti negli Stati Uniti e mille nel Regno Unito. «Il nostro obiettivo è diventare parte del budget mensile di un milione di famiglie», dice Ganesh. Per il progetto ha raccolto più di 15 milioni di dollari e i finanziamenti arrivano da Sequoia Capital India, Lightspeed Venture Partners e la Silicon Valley Bank. Al momento TutorVista impiega 760 persone di cui 600 tutor indiani, ma punta a raddoppiare il numero di dipendenti entro l’anno. Il suo segreto, secondo gli analisti, sta soprattutto nel prezzo. Mentre le altre società del settore chiedono dai 20 ai 60 dollari all’ora, Ganesh offre lezioni personalizzate da 45 minuti ciascuna per 99,99 dollari al mese, e i primi 30 giorni di tutoring sono in offerta speciale a 49,99 dollari. E i consumatori sono soddisfatti. «È incredibile ma funziona, ha commentato il padre di Kennet. Dopo un anno con Tutor Vista mio figlio ha finalmente migliorato i propri voti e anche i punteggi nei test scolastici».

Il cuore della matematica abita a Bangalore. Come un gigantesco call center dove per 99 dollari al mese un esercito di professionisti del calcolo risponde alle telefonate che arrivano dall’altra parte del mondo 24 ore su 24, ascolta il problema e snocciola soluzioni. È il sogno di tutti gli studenti che hanno maledetto la matematica. I tutor sono circa 600. Il tutor di Kenneth si chiama Ramya Tadiconda, ha 26 anni e da grande vorrebbe diventare un fisico nucleare. Qui, nel cuore antico dell’Asia, i numeri scorrono nel Dna. Basta ricordare l’epopea di Ramanujan, il più geniale matematico che il Novecento abbia mai visto passare. È morto a solo 33 anni, ma ha lasciato il segno. È stato un Mozart dell’analisi matematica. Ha lasciato una serie di taccuini zeppi di formule e ancora ci si chiede come abbia potuto scoprirle senza poterne dare vere dimostrazioni. Sono stati gli altri, quelli venuti dopo di lui, a dimostrare che aveva ragione. Si racconta che l’inglese Hardy chiese a Ramanujan, malato di tubercolosi nell’ospedale di Putney: «Il numero del mio taxi è il 1729, sembra un numero alquanto stupido». Il genio di Madras rispose: «No Hardy, ti sbagli. È un numero molto interessante. È il più piccolo esprimibile come somma di due cubi in due diversi modi: 1729=103 e 1729=123+13». Hardy insegnava matematica a Cambridge, Ramanujan, poverissimo e con una moglie da mantenere, lavorava come impiegato al porto con uno stipendio di 20 sterline l’anno.
La storia si ripete, con gli studenti del ricco Occidente che inviano al tutor indiano l’esercizio e, tra una partita alla playstation e un’abbuffata di tv, aspettano la soluzione. È l’effetto della globalizzazione, i vantaggi della rete, di internet, l’importanza di avere una webcam per annullare le distanze.

Un giorno qualcuno di loro rischia di imbattersi nel piccolo Simpu, un ragazzino indiano di otto anni che strabilia il mondo con le sue capacità di calcolo. Il suo talento è stato svelato, quasi per caso, da un gruppo di matematici dell’Indian Institute of Technology. Era scappato di casa e viveva di espedienti, sotto i ponti o nelle stazioni ferroviarie. Si guadagnava qualcosa cantando e chiedendo l’elemosina. «Mio padre mi picchiava - racconta - così sono scappato di casa. Con le canzoni guadagnavo 90 rupie al giorno (circa un euro e ottanta) e almeno 70 le spendevo per la droga».

I matematici che l’hanno scoperto - insieme a un gruppo di altri 300 bambini poveri e semiabbandonati - vogliono dimostrare la predisposizione genetica degli indiani alla legge dei numeri. Questo Paese vanta dopotutto il maggior numero di premi Nobel in campo matematico-scientifico. Lo sa bene anche Krishnan Ganesh. La sua intuizione nasce da un semplice ragionamento. In America e in Inghilterra ci sono tanti studenti, con soldi, che odiano la matematica. In India il talento abbonda, mancano i soldi. Basta connettere i due mondi e non dare troppo peso al fuso orario. In questa storia chi ci guadagna più di tutti è l’intermediario, quello che ha tracciato una rotta da Est a Ovest.