Non saremo solo figli di papà Avremo il cognome di mamma

da Roma

Non ci sarà più l’obbligo del cognome paterno. E neppure quello del doppio cognome come voleva il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, che ha visto bocciare l’emendamento governativo dai senatori della maggioranza. Un altro segnale negativo per l’esecutivo di Romano Prodi che arriva dalla Commissione Giustizia, dove ieri è stato dato il primo via libera al ddl che sancisce la libertà di scelta sul cognome da assegnare ai propri figli. Il provvedimento è passato con il no di Udc ed An e l’assenza, al momento di votare, di Lega Nord e Forza Italia.
La decisione presa dalla Commissione dovrà poi passare il vaglio dell’aula di Palazzo Madama ma per il momento è stato deciso che ai genitori spetterà la decisione piena: cognome del padre oppure quello della madre o anche entrambi. E se papà e mamma non si mettono d’accordo? In questo caso varrà l’ordine alfabetico, che farà fede anche in caso di morte o incapacità di entrambi. Ma non è questa l’unica novità importante contenuta nel ddl che elimina la differenza tra figli «legittimi» e «naturali» cancellando dal codice civile queste espressioni per sostituirle con le espressioni «figlio nato nel matrimonio».
Dunque i genitori, che conservano il loro cognome anche dopo essersi sposati, hanno libertà di scelta che possono esprimere attraverso una dichiarazione revocabile, al momento del matrimonio oppure al momento della nascita del primo figlio. Ai figli comuni successivi al primo, anche se nato prima del matrimonio, è attribuito lo stesso cognome attribuito al primo. Il figlio a cui sia attribuito il cognome di entrambi i genitori può trasmetterne a sua volta al proprio figlio soltanto uno, a sua scelta.
Soddisfatta la capogruppo dell’Ulivo, Anna Finocchiaro soprattutto per l’eliminazione della differenza tra legittimi e naturali: «È un risultato molto importante». Per il presidente della Commissione Giustizia, il diessino Cesare Salvi «sono state approvate norme di grande civiltà».
La sconfitta della linea Bindi è stata subito stigmatizzata dall’opposizione, in particolare dal capogruppo della Lega Nord Roberto Castelli, che ha visto nell'episodio «una sconfitta del governo su tutta la linea». La riforma del codice civile non piace all’opposizione anche se con qualche autorevole eccezione.
Ancora una volta il centrosinistra attacca la famiglia tradizionale, accusa l’Udc. Il capogruppo centrista, Francesco D'Onofrio, parla di «sconvolgimento totale della tradizione secolare italiana perché si distrugge anche la certezza di quale sarà il cognome con il quale nascerà il proprio figlio». Posizione critica sostenuta anche dal presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, che accusa di debolezza la Bindi perché, dice «ha rinunciato troppo facilmente al suo giusto emendamento».
Assolutamente contro anche il senatore di An Alfredo Mantovano. «L’ansia di picconare la famiglia non arriva ancora a far partorire al Governo un disegno di legge sui Pacs -dice -. Ma non impedisce a governo e maggioranza di mandare avanti la proposta sui cognomi, nella direzione di annullare tutto ciò che, con riferimento alla famiglia, ha storia e radici».
Molto più aperta la posizione del suo leader, Gianfranco Fini, che si dice favorevole ma mette le mani avanti garantendo che rispetterà la volontà del partito. «Sono personalmente convinto dell'opportunità di innovare la nostra legislazione al riguardo - dice Fini -. Il voto di An sul ddl sarà deciso in una imminente riunione del partito».