«Non scendo in piazza contro la pd Merloni ma per la sua azienda»

Troviamo il responsabile Lavoro del Partito democratico Cesare Damiano mentre manifesta contro la chiusura dello stabilimento Indesit di None, specializzato nella costruzione di lavastoviglie. Inviato dal segretario del suo partito a un corteo contro un’azienda che appartiene a Paola Merloni, deputata dello stesso partito.
Sta manifestando contro una collega?
«Noi non facciamo nessuna manifestazione contro un deputato».
In questo caso sembrerebbe di sì...
«Questa è una manifestazione per il lavoro e per l’occupazione e trovo francamente stucchevoli tutte queste polemiche su un argomento che potrebbe invece essere ricondotto a una totale semplicità».
Mica tanto semplice. Merloni è nella proprietà dell’azienda contro la quale protestate. Ed è parlamentare pd. Sembra un’equazione senza soluzione...
«Il Pd, soprattutto in questa situazione di crisi internazionale, interviene sempre in difesa delle produzioni italiane e dell’occupazione. Sarebbe ipocrita da parte nostra avere un atteggiamento diverso solo perché la proprietà ha un orientamento politico di centrosinistra. Noi non partiamo mai dalla proprietà ma dal lavoro che vogliamo difendere, chiunque sia il proprietario. Non usiamo due pesi e due misure».
Non c’è stato nemmeno un po’ di imbarazzo nell’adesione del Partito? Non sarebbe stato più conveniente una posizione sfumata?
«Io sono qui in rappresentanza del Partito democratico, me lo ha chiesto Franceschini, per testimoniare la vicinanza ai lavoratori dell’Indesit e per raggiungere obiettivi precisi».
E in cosa dovrebbe sfociare la mobilitazione della politica su un caso come questo?
«Io ho promosso un’interrogazione parlamentare nella quale si chiede al governo di convocare un tavolo di trattativa. E nella quale si chiede anche di chiarire se è vero che il governo polacco ha concesso incentivi territoriali alla Indesit, pretendendo però un aumento occupazionale. Se fosse così, sarebbe gravissimo perché si configurerebbe come dumping sociale».
D’accordo, ma perché se la prende con il governo? Tutte queste cose non poteva chiederle direttamente alla parlamentare del suo partito. Non potevate farvi una telefonata, come si dice in questi casi?
«Io distinguo tra ruolo politico e istituzionale. Non c’è nessuna "casa nostra", dove regolare i conti. Io mi rivolgo all’impresa e non cerco dei favoritismi. Pretendo che vi sia comportamento corretto e lineare che non si chiuda lo stabilimento. Tra l’altro per un’azienda che ha sempre dichiarato di perseguire una linea di responsabilità sociale, quale migliore occasione se non questa per dimostrarlo, iniziando a non chiudere lo stabilimento e poi riprendendo il confronto».
Ha ancora senso la presenza di industriali in un Partito democratico che sembra avere messo da parte la strategia veltroniana di mettere insieme tutti i produttori?
«Ma certo, un grande partito che rappresenta un terzo degli elettori al suo interno non può che avere tutti: sindacalisti, imprenditori, lavoratori e professionisti, uomini di cultura e di spettacolo. Non è un partito riconducibile a una classe».
Però avete una linea che è in conflitto con gli interessi di alcune persone che ne fanno parte. E che non sembrano intenzionate a cambiare strategie per il Partito..
«Il Partito ha scelto una linea. Sta a chi milita nel Partito trovare le ragioni della sua coerenza. Il Partito una linea ce l’ha. Chi ne fa parte deve dimostrare di essere coerente con quella linea».
Messa così, significa che agli industriali pd, se vogliono continuare a fare il loro mestiere, non resta che uscire dal Partito...
«Ma no. Non è pensabile che se c’è un conflitto sociale che riguarda l’impresa, questo possa mettere in discussione la presenza degli industriali».
Però state facendo pressioni. Lei chiede coerenza. Alcuni eletti pd, anche operai come Antonio Bocuzzi, hanno mandato una lettera a Merloni per chiedergli di cambiare i suoi piani sullo stabilimento piemontese.
«Io come responsabile Lavoro del Pd seguo un’altra strada. E chiedo un intervento del governo per la riapertura della trattativa».