NON SCHERZATE COL RAZZISMO

Aveva un sogno, gli è rimasto soltanto un incubo. Povero Walter: avendo deciso di scendere in piazza, ora ha il problema di non trovarsi da solo. Capite: sarebbe piuttosto imbarazzante. E così le sue notti agitate si popolano di foschi presagi e di drammatici titoli dei telegiornali: «25 ottobre, grande manifestazione del Pd: i partecipanti occupano interamente una cabina del telefono». «Per la Questura presenti quattro gatti, gli organizzatori: no, erano otto». «Comunque soddisfatto il segretario dei Democratici: oggi ho visto tanti italiani felici. Poi ho spento la Tv e sono venuto in piazza», «Acido commento di D’Alema: o hanno sbagliato strada i pullman o abbiamo sbagliato strada noi».
Scusate l'ironia, ma bisogna essere comprensivi. Veltroni non riesce nemmeno a mettere insieme la direzione del suo partito. È naturale che lo preoccupi il rischio di mettere insieme una manifestazione. E così le sta provando tutte per alzare la temperatura e il livello dello scontro. Non si ferma davanti a nulla, a costo di trasformarsi nel sosia di Di Pietro. In effetti, l’unica cosa che ormai distingue i due è che Tonino ha sempre quella faccia lì, di uno che è appena stato sopra un trattore. Walter, invece, di uno che è stato sotto.
Per il resto, parlano ormai quasi nello stesso modo antiberlusconiano. E urlano al regime e al rischio democrazia. Ma siccome è difficile mettere il pepe nella Nutella, gli ingredienti non si combinano. Infatti il segretario del Pd non risulta troppo credibile. Che fare dunque? Prima è stato tentato di mandare all’aria l’Alitalia per cavalcare lo scontento dei disoccupati, ma è stato bloccato da D’Alema. Poi ha deciso di puntare secco sulle proteste della scuola, ma è stato frenato dal presidente Napolitano. Ora la data del 25 si avvicina e l’incubo incombe: la piazza è convocata. Ma per che cosa?
È chiaro che per far sfilare un po’ di gente ci vuole una parola d’ordine, qualcosa che scaldi gli animi. Al loft hanno scelto uno slogan forte: «Salva l’Italia». Ma poi bisogna trovare qualcosa da cui l’Italia si debba salvare. A parte Veltroni, naturalmente. Ed ecco allora che in soccorso (rosso) a Walter arriva la solita combriccola di intellettuali: Gad Lerner, Nando Dalla Chiesa, Moni Ovadia, Tullia Zevi, Aldo Bonomi, Cristina Comencini... Un bell’elenco: mancano solo Paco Pena, Compay Segundo, Mario e Pippo Santonastaso, Fidel e Teofilo Stevenson, e poi sembra di sentire Gianni Minà imitato da Fiorello. E che cosa propongono queste intelligenze? Di riempire la piazza del 25 ottobre con il tema del razzismo. Come comunicazione funziona, anche i manifesti vengono bene. E poi fare una gita a Roma contro la xenofobia fa sentire tutti un po’ più buoni. Si sopporta perfino un discorso di Veltroni.
A noi, però, pare un po’ indecente. Il razzismo è un problema serio. Di fronte al quale bisognerebbe evitare non solo falsificazioni, come quelle che abbiamo visto in questi giorni, ma anche strumentalizzazioni. La lotta al razzismo non può essere usata alla stregua della panna montata con i bigné chantilly: non può essere l’ingrediente che serve a riempire una piazza, a scaldare un corteo, a fomentare gli animi, a risolvere il perché di una mobilitazione avventata. Se Veltroni ha il problema di dare un senso alla manifestazione, oltre che alla sua esistenza, s’inventi qualcos’altro: strumentalizzare il tema del razzismo per un comizio è troppo pericoloso, oltre che vergognoso. Forse Gad Lerner e Nando Dalla Chiesa non lo capiscono, ma Mario e Pippo Santonastaso di sicuro sì.
Mario Giordano