Per non scomparire Veltroni riapre ai Verdi

Al battesimo dell’ennesima corrente interna, quella degli Ecodem, il
premier ombra archivia l’autosufficienza del partito e corteggia il
Sole che ride. Il leader del Pd lancia una "grande convention"
ambientalista aperta agli ex alleati. Parisi: "Si metta d’accordo con
se stesso"

da Roma

In qualità di specie a rischio di estinzione, il segretario del Pd è uscito fuori dal recinto. Il Loft come trappola mortale, ed esposto a inequivocabili correnti letali.
«Fare correnti è uno sport molto praticato», dice Walter Veltroni andando al battesimo dell’ennesima, quella degli «Ecodem». Circostanza commentata con misura da Arturo Parisi: «Ormai siamo al ridicolo». Ma Walter, avendo dismesso l’abito dell’autosufficienza, ha deciso di prendere lucciole per lanterne e gettare reti ai reduci dell’ambientalismo. Incurante di averne detto peste e corna durante la campagna elettorale, propone ai circa 300 delegati ultracorrentizi una convention «aperta a tutti i soggetti che si occupano di ambiente e ai Verdi». Una «grande convention», naturalmente. E capace, va da sé, di «saper coniugare i capisaldi della propria storia con lo sviluppo moderno». L’ennesimo miracolo veltroniano che affronterà per prima cosa la questione del nucleare grazie a un manifesto del «No ma anche Sì», affidato alle menti di Realacci e Colaninno. «Un documento - spiega il capo pidino - sintesi dei diversi punti di vista...».
Nessuno ci aveva pensato, prima dell’Amministratore del Loft. Ma il problemino sarà appunto quello di ripensare tutto quanto detto finora sull’ambientalismo. «Peccato che Veltroni abbia svolto tutta la campagna elettorale sulla crescita felice e indiscriminata», dice il verde Paolo Cento, presente all’assemblea come ospite assieme ad Angelo Bonelli. Il Sole che ride è alla vigilia del suo congresso di rilancio, e la «casualità» dell’interesse veltroniano non può che suscitare sospetti. Cento, che pure è tra i fan sotterranei più assidui di Veltroni, è felice del ripensamento e non chiude certo la porta a «un dialogo indispensabile, visto che non esiste riformismo senza ambientalismo, come diciamo nella mozione congressuale». Però ribadisce che i Verdi resteranno «autonomi e distinti dal Pd» e «non faranno sconti». Elegantemente lapidario anche il leader dimissionario dei Verdi, Pecoraro Scanio: «Meglio tardi che mai. Mi pare che Veltroni sostenga la tesi della Francescato, la necessità di celebrare degli Stati generali dell’ambientalismo».
Le mani di Walter sul Sole non sembrano così avere grandi possibilità di successo, e qualche nube oscura anche l’ottimismo del leader, quando ricorda che «non sarà facile individuare un luogo dove fare eventuali centrali nucleari, se è difficile trovare un sito dove impiantare un termovalorizzatore...». Anche il raduno organizzato per la maggior gloria di Walter pare contrario a una scelta nucleare sempre avversata da Legambiente, la componente già vicina ai Ds che oggi alimenta questa poco fantasiosa corrente «Ecodem».
Poco male, però, visto che la conversione veltroniana va letta soprattutto in chiave politica, come appare chiaro al capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Un tentativo di «recupero di tutti i pezzi che hanno dato vita al governo Prodi: D’Alema si rivolge a Prc e Sd, Veltroni ai Verdi». Il risultato è la gran confusione concorrenziale del Loft, dove Letta cerca di attirare Casini e tutti sono contro tutti. «È bene che Veltroni si metta d’accordo con se stesso», dice il contestatore Parisi. Si può estendere anche alla vaga nouvelle vague ambientalista di Veltroni. «Nessun esponente del governo ha sensibilità ambientale, a partire dal premier che non sa di che cosa stiamo parlando...», sostiene Walter. Frase tagliente, come un harakiri.