Non se ne può più di amore esibito

Molti nel centrodestra si sono sbracciati a difendere don Piero Gelmini.
Tra questi non mi pare vi fosse il pro sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini segno, fra gli altri, di diverse sensibilità nel centrodestra. D'altra parte Gentilini ha indicato la sua posizione conciliante con la dichiarazione: «Pulizia etnica contro i culattoni».
Rientrando in questa categoria, nell'ipotesi dell'accusa, sostenuta con convinzione dall'ottima Barbara Mazzullo, molto apprezzata da un altro soave garantista, Franco Grillini, cosa farebbe Gentilini di don Gelmini? Stretti in questa contraddizione, converrà forse abbracciare le tesi colpevoliste di Vittorio Messori, illustre vaticanista, autore di un «Rapporto sulla fede» con Benedetto XVI e di «Varcare la soglie della speranza» con Giovanni Paolo II. L'illustre osservatore, (in una intervista a La Stampa) senza porsi la questione delle garanzie, della presunzione di innocenza, arriva subito al sodo, affiancando meriti indiscutibili e possibili peccati con cristiana indulgenza, e senza gentiliniane maledizioni: «Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Piero Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo, ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora?... Queste storie sono il riconoscimento della debolezza umana che fa parte della grandezza del Vangelo. Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori. È il realismo della Chiesa: c'è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all'amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica l'omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d'età?».
In un discorso come questo, molto difficile da accettare per chi ha figli esposti a tentazioni sessuali, a offerte di droga, a comportamenti irregolari tanto suggestivi per gli adolescenti, c'è finalmente la rinuncia all'ipocrisia, e il richiamo al magistero della Chiesa che non si pronuncia contro l'omosessualità, ma anche contro ogni forma di libertà amorosa eterosessuale. A questo si indirizza il comandamento formulato con un verbo ridicolo: «non fornicare», rinforzato dal più malizioso: «Non desiderare la donna d'altri», nel presupposto che la propria, in quanto posseduta, sia meno desiderabile (ma si tratta di richiami obsoleti, remoti, di una Chiesa delle regole e della disciplina che oggi sembra soltanto confinata nella difesa nei principi del diritto naturale, contrapponendosi alla legalizzazione delle unioni omosessuali).
Misura troppo blanda, se si confronta con la severità del tribunale religioso iraniano che indaga l'ex presidente Katami per aver stretto la mano a tre donne a capo scoperto. Peccato mortale per la legge islamica. E qui siamo a chiedere indulgenza per tentazioni sessuali, se non le molestie di un sacerdote.
Messori spiega: «Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina. Ci si scandalizza del sacerdote molestatore, poi però il vescovo diventa un odioso despota se nega l'ingresso in seminario a un gay. Ci si indigna dei peccati dei sacerdoti, ma se l'autorità ecclesiastica cerca di imporre le regole, scoppia il finimondo e si grida alla repressione, all'autoritarismo, alla discriminazione... La Chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri attirano omosessuali. Prima era molto attenta a porre barriere all'ingresso, e a sorvegliare la formazione. Chi mostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi il no alla discriminazione ha permesso l'ingresso in forze degli omosessuali».
Un'altra imprevedibile ammissione sconvolge le convinzioni di Gentilini ispirate al baluardo dei valori religiosi. Il colpo di Messori è definitivo: «Non entro nel caso giudiziario, però è indubbio che nella storia della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la santità».
Non si può negare che le affermazioni dello studioso siano sconcertanti e d'altra parte esse trovano fondamento nel dilagare di notizie relative a scandali nel mondo della Chiesa tra omosessualità, ricatti e pedofilia. Nei giorni in cui scoppiava il caso don Gelmini, la curia torinese doveva far fronte all'inchiesta sulle accuse di un giovane pregiudicato, ricattatore di preti, ma anche per sua stessa ammissione, rapinatore di trans.
Così l'intervista a Messori, dopo giorni di indiscrezioni su don Gelmini e sotto un articolo a sei colonne: «Il ricatto al prete valeva 30mila euro. Lo scandalo degli abusi: si cercano altri sacerdoti coinvolti». Non se ne può più. In questo senso ha perfettamente ragione Gentilini: il problema non è l'omosessualità, ma la pubblicità, il dilagare di cronache e racconti, ed esibizioni e baci che talvolta sono fellatio, ovvero quelli che un tempo erano, indiscriminatamente per uomini e donne, «atti osceni in luogo pubblico». Anche soltanto leggere queste notizie fa schifo e continua a mettere in luce sinistra il mondo omosessuale che sembra, attraverso questi comportamenti, prediligere l'esibizione alla discrezione. Gentilini riduce la sua invettiva a un concetto: «Fate quello che volete, ma non nelle mie strade». Si può persino convenire, se si pensa che da qualche tempo si propone la lettura del giornale nelle scuole (ne è promotore, da anni, Andrea Ceccherini). Il problema non è l'atto sessuale, o omosessuale, ma la sua dichiarazione e tutte le conseguenze di accuse, infamie, inchieste di cui ormai leggiamo tutti i giorni. L'amica Stefania Zunino fatica a resistere anche alle considerazioni di Messori. Esse riportano la questione nell'ambito della Chiesa e dei seminari, stabilendo la difficile contraddizione della quale stiamo parlando, e che accosta omosessualità e pedofilia. Conclude Messori: «Però è innegabile che oggi nella Chiesa la castità fa problema. Sul piano umano, è disumana... Non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico, perché l'80% sono casi gay. Deviazioni sessuali di preti che mettono le mani addosso agli uomini e ai ragazzini... Chi è causa del suo mal pianga se stesso: sono stati eliminati i controlli per ammettere in seminario pure gli effeminati, il cui sogno era stare in mezzo agli uomini... I preti di Torino sono finiti nella rete dell'estorsione perché si è inventato il concetto ipocrita di pedofilia. Così, un ricattatore senza arte né parte campa con la minaccia di far esplodere uno scandalo. Una volta ricattavano i notai con l'amante, oggi la categoria più esposta è il prete gay». E adesso, povero prete?
Vittorio Sgarbi