Non servono i quadri per fare una mostra

Il tema dell’arte è uno dei temi a cui ci si applica con maggiore difficoltà in questi tempi, è un tema assai complesso e, nel caso specifico dell’arte visiva, vale a dire pittura e scultura, ha perso la sua identità di riferimento. Chiunque vada a vedere un Festival teatrale sa che vedrà rappresentazioni teatrali, chi va al Festival del Cinema vedrà dei film, che gli piacciano o non gli piacciano. Quando uno va ad un Festival letterario incontrerà e ascolterà poeti e scrittori.
Quando uno va ad una mostra d’arte, invece, può vedere qualunque cosa: può vedere dei palloni, dei palloncini, degli orsacchiotti di peluche, può vedere del ghiaccio che viene sciolto, delle pillole medicinali. Di fronte a tutto questo, io mi comporto come se fossi davanti al quadro che non c’è più. Possiamo allora dire che alcune espressioni d’arte, che io ho ravvisato negli ultimi anni, sono per istituto fuori dallo specifico dalla pittura e dalla scultura, ma non lo sono perché uno possa dire: «Io sono artista e ho deciso di usare la fotografia, il video o altro», non lo sono perché esiste la volontà di produrre un’opera d’arte utilizzando uno strumento diverso dalla pittura o dalla scultura, e noi dovremo perciò accettare di predisporci nei confronti di essa come chi guarda un dipinto classico.
Viceversa alcune delle opere classiche che possono essere registrate tra le testimonianze estetiche del nostro tempo, hanno il privilegio della «involontarietà», nel senso che non sono nate come opere d’arte ma si sono impresse nella nostra memoria con formidabile evidenza rientrando nella nozione di «esteticità»; c’è molta creatività in alcuni prodotti della televisione che non nascono con l’intenzione di essere opere d’arte. Ci sono soprattutto montaggi straordinari, e non soltanto comici ma anche straordinariamente illustrativi ed educativi che appartengono ad esempio a quella che io ritengo, negli ultimi vent’anni l’espressione d’arte più avanzata, manifestata attraverso il video: mi fierisco a Blob.
Chi, guarda Blob, vede qualcosa che è molto diverso dalle fonti che hanno determinato, attraverso gli spezzoni utilizzati, il programma che porta questo nome e che sembra non aver più rapporto con la realtà quotidiana, magari di perfetta cronaca, che le ha determinate: è l’insieme, il mosaico di accostamenti che ne determina il valore estetico, un valore che ci fa riflettere, che ci fa vedere le cose sotto una specie diversa, che fa ricadere, per esempio, una frase pronunciata in un ambito serio, in un ambito comico con un effetto imprevisto. In sostanza, possiamo dire che oggi tutto può diventare una mostra d’arte.