"Non servono più soldi alla cultura, serve più musica nella scuola"

Giancarlo De Lorenzo, direttore artistico dell'orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, ha esordito alla Scala nelle scorse settimane<br />
guidando l'orchestra sinfonica d'Abruzzo. «Se la cultura musicale si diffonde fra i giovani lo Stato potrà usare sempre meglio le risorse<br />
destinate allo spettacolo»

Ancora poco noto ai non addetti ai lavori, Giancarlo De Lorenzo ha diretto il suo primo concerto alla Scala di Milano, guidando l'orchestra sinfonica abruzzese, qualche settimana fa. Catanzarese di nascita ma bresciano d'adozione, cinquant'anni sabato prossimo, è dal 2003 direttore artistico e direttore principale dell'orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Nel suo curriculum ci sono anche il podio della Carnegie Hall di New York e una tournée alla guida dell'orchestra da camera della Filarmonica di Monaco.
Maestro De Lorenzo, cominciamo dall'ultima fra le tappe importanti. La sua prima volta alla Scala è stata come...
«Bella domanda. Nella vita ci sono cose più importanti, però è stata un unicum. Quando ho visto il mio nome sul cartellone mi sono chiesto che cosa ci facessi io lì. Ma è stato un attimo».
Adesso procediamo con ordine. Come ha scoperto la sua passione per la musica?
«Quando avevo 9 anni mio padre mi regalò, chissà perché, una tastierina. Diventò il mio giocattolo preferito e non ne staccai più».
E la scoperta che la musica è anche sacrificio?
«A 15/16 anni mi venne il sospetto che fra liceo classico e conservatorio mi stavo perdendo qualcosa della vita».
E quella che la musica è fatta anche di fortuna e colpi bassi?
«Me ne sono accorto ripensando che in un paio di circostanze mi ero trovato al posto giusto al momento giusto. Ma mi sono sempre fatto trovare preparato. Quanto alla concorrenza sleale, purtroppo, fa parte del mondo».
Chi la conosce sa che negli anni della gavetta si è guadagnato da vivere insegnando nelle scuole medie. Soddisfazioni?
«Il rapporto con i ragazzi. E aver capito subito che un mio alunno, per le sue doti e soprattutto per la sua serietà, poteva andare molto lontano. Si chiamava e si chiama Andrea Pirlo».
Lei fa un mestiere strano perfino per i musicisti. Quando le è venuto in mente di puntare alla direzione?
«Era il mio obbiettivo fin dai primi anni del corso di organo».
Ha mai pensato di mollare?
«No».
Gli orchestrali dicono che i direttori sono come i preservativi: «con» è più sicuro ma «senza» è più bello. Che ne pensa?
«Domanda spiritosa ma... rispondo no comment».
Fra i grandi, chi si avvicina di più al suo ideale?
«Direi Lorin Maazel, Myung-Whun Chung e Zubin Mehta. S'impongono per la saggezza e la sapienza».
Secondo lei per la cultura ci vuole più Stato o più mercato?
«Le orchestre devono stare sul mercato ma lo Stato deve fare di più per la musica. Non tanto con i soldi quanto nella scuola. Se la cultura musicale si diffonde avremo un pubblico più ampio e lo Stato potrà distribuire meglio i finanziamenti».
Se potesse salvare dalla fine del mondo tre spartiti, quali sceglierebbe?
«Domanda un po'... diciamo crudele. Non vorrei rispondere ma se proprio devo: La messa in do minore di Mozart, la Quarta sinfonia di Brahms e la Quinta di Tchiacovsky».
Non si capisce se è un classico o un romantico...
«Nasco col classicismo ma i russi, Brahms, le cose che ho fatto negli ultimi anni... danno emozioni incredibili. Sono un classicista esterrefatto dalla grandezza dei romantici».
E invece da ascoltatore, Beatles o Rolling Stones?
«Beatles».
Battisti o De André?
«Battisti».
Battiato o Daniele?
«Pino Daniele, senza dubbio».
Si dice che molti uomini capaci di sacrificarsi per ottenere risultati importanti abbiano un segreto. Il suo qual è?
«Non è un segreto, almeno io non lo vivo come tale. Se non avessi incontrato mia moglie Cecilia avrei costruito molto meno di quanto sono riuscito a fare».
Chi la conosce bene sa che oltre la musica ama il calcio e che è un grande tifoso della Nazionale.
«Sarò un italiano anomalo ma non mai ho veramente tifato per una squadra di club. Forse per il Catanzaro... prima della tastierina».