Non si abolisconoi cretini per legge

I divieti non hanno evitato le tragedie: nell’anno della morigeratezza il peggiore bilancio degli ultimi 10 anni

Hai voglia a stabilire divieti. E a predicare «sobrietà». Il bilancio dell’idiozia è sempre in rosso. La cretineria non la si debella per legge. Soprattutto se i provvedimenti dei comuni non sono condivisi e, soprattutto, se non sono fatti rispettare attraverso controlli e sanzioni adeguati. Due morti e 561 feriti, di cui 76 di età inferiore ai 12 anni, è il bollettino dei «botti» d’inizio 2012, il più grave degli ultimi dieci anni. Era dal 2001 infatti (4 morti e 800 feriti) che un Capodanno non registrava più di un morto. I feriti, invece, si sono sempre aggirati attorno a quota 500, decina più decina meno. Quest’anno comunque, per non smentirsi, sono un’ottantina più di dodici mesi fa.

Non sono bastati gli appelli dei ministri dell’Interno e di quello della Salute, arrivati in aggiunta alle ordinanze dei sindaci, per sospendere quest’abitudine autolesionista. In qualche caso però è andata meglio. A Venezia il Comune ha organizzato i fuochi d’artificio in piazza San Marco dopo aver effettuato numerosi sequestri e comminato altrettante multe. A Milano, invece, il sindaco Pisapia ha diramato il suo divieto causato dai valori elevati dello smog in città, ma si è ben guardato dall’organizzare un festeggiamento istituzionale. A Bari, nonostante il decreto di Emiliano, alcuni botti sono stati fatti esplodere proprio davanti la sede del Comune in segno di sfida. Inefficace anche l’ordinanza del sindaco di Torino Piero Fassino (feriti e qualche incendio). Mentre a Roma Alemanno non ha promulgato alcun divieto.

Purtroppo, ogni anno, ai primi di gennaio registriamo lutti e ricoveri in ospedale per ferite più o meno gravi causati da questo insulso rito propiziatorio. Che, invece, propizia solo disastri, corse al Pronto soccorso e menomazioni. Un’ecatombe puntuale come lo scoccare della mezzanotte degli idioti. Che forse difettano di fantasia nella ricerca dei modi per salutare l’arrivo del nuovo anno. Come se non bastassero il cenone, il cotechino con le lenticchie, i balli, i brindisi, gli sms di auguri spediti a mezzo mondo. Tutti festeggiamenti che hanno il merito di essere innocui, prima ancora che sobri. No, per entrare nell’anno nuovo bisogna dar fuoco alle polveri.

Non è che non si sappia che i fuochi d’artifico sono pericolosi. Ma si pensa che capiti sempre agli altri e che noi siamo più accorti e più attenti eccetera. Invece, poi capita. Perché botti, petardi e fuochi hanno fabbricazioni approssimative e spesso esplodono in modo imprevedibile. È successo così a Roma in un appartamento di San Basilio, dove la precoce esplosione di un petardo ha coinvolto altri materiali pirotecnici presenti nella casa. Un uomo di 31 anni ha perso la vita, mentre la sua nipotina è stata ricoverata al Bambin Gesù. Solo alcuni giorni prima nello stesso palazzo erano stati sequestrati 30 chili di fuochi simili a quelli che hanno provocato la tragedia. Nel napoletano un ristoratore è morto mentre armeggiava con i botti in strada. A Forte dei Marmi un uomo di 35 anni ha perso tre dita dopo aver raccolto un petardo che gli è scoppiato in mano. Qualcun altro ha perso l’intera mano. E ora si piange, col senno di poi.

Insomma, il 2012 comincia come gli altri anni, ma forse anche un po’ peggio perché questo bilancio arriva mentre non si fa che predicare «sobrietà» e «austerità». Siamo in crisi e dobbiamo risparmiare. Ma per farci del male i soldi li troviamo sempre.